Cause e concause

Su il Giornale, Nicola Porro analizza l’attacco speculativo a Italia e Spagna e ne trae la conclusione che la nostra situazione domestica c’entri poco, mentre molto di più conterebbero le debolezze e la vera e propria inettitudine di Eurolandia a gestire la crisi. E’ vero, ma anche no.

Secondo Porro, si tratta di un “attacco all’euro ed al suo fianco più debole”. Che detta così, non fa una piega. In Eurolandia abbiamo una gravissima crisi di debito sovrano, esacerbata da misure di stretta fiscale inevitabili e da una poitica monetaria ancora lasca ma non in grado di fare miracoli, impegnata com’è a fornire liquidità e a normalizzare le condizioni monetarie, sia per evitare che il surriscaldamento del suo nocciolo (la Germania) che tassi reali ancora negativi facciano sfuggire la situazione di mano. A ciò si assomma l’incapacità della politica a modificare la costruzione europea, ed un comportamento terribilmente ondivago e di assoluta incapacità ad esercitare la leadership continentale da parte di Angela Merkel. In tutto questo marasma, è fatale che i mercati provino il ballon d’essai di un attacco speculativo, e lo provano esattamente sugli anelli deboli della catena, il “fianco più debole” di cui scrive Porro.

Se ieri questi anelli deboli erano Grecia, Irlanda e Portogallo ed oggi sono diventati Spagna e (soprattutto) Italia, con un drammatico salto dimensionale, il motivo c’è. Ed è la pluriennale assenza di crescita del nostro paese, che conduce inevitabilmente, al primo rallentamento, a dover attuare strette fiscali che causano nuovi rallentamenti, che causano nuove strette fiscali. Se l’attacco speculativo si è verificato ora, un motivo c’è: l’incancrenirsi della crisi di debito, il picco di balbuzie europea, ma anche il punto di minimo di un governo e di una maggioranza italiane che sono praticamente morte, e si palesano solo in occasione di voti di fiducia, ma hanno smesso da tempo di tentare di governare il paese e di farlo crescere. Questa è la migliore congiunzione astrale per un attacco speculativo, e Porro lo sa. O dovrebbe saperlo.

L’enorme stock di debito del nostro paese e la sua non-crescita ne fanno il candidato ideale per un attacco speculativo, e ciò anche se riuscissimo a conseguire un avanzo primario. E peraltro non tutti gli avanzi primari sono uguali: uno ottenuto per effetto di crescita superiore al potenziale viene giudicato dai mercati ben diversamente di uno frutto solo di una spremuta fiscale. Il motivo è ovvio, almeno si spera che lo sia.

Quindi, per tornare al punto centrale del ragionamento di Porro, sarà anche vero che

«Se domani mattina, Silvio Berlusconi mollasse Palazzo Chigi e al suo posto arrivasse… sceglie­te chi più vi garba. Se domani mattina la mano­vra­ fiscale d’improvviso raddoppiasse la sua en­tità, con tagli virtuosi alla spesa pubblica. Se domani mattina i politici decidessero finalmente di dimezzare i propri appannaggi. Se domani mattina ci svegliassimo in questo quadretto; eb­bene, nulla cambierebbe sui mercati finanzia­ri»

E’ vero se a Berlusconi subentrasse un altro governo bloccato ed invischiato nella melma di consorterie e corporazioni che ci stanno portando a fondo. Se domani mattina ci fosse un governo tecnico in cui i partiti non si ingeriscono, ad esempio perché temono (o hanno sperimentato) una sollevazione popolare al cui confronto le monetine del Raphael sembrerebbero petali di rose, e se i suddetti partiti dessero prova della celeberrima “coesione nazionale” votando i provvedimenti di liberalizzazione e buon senso di un premier che di quei partiti non è espressione, c’è motivo di ritenere che la probabilità di subire un attacco speculativo massivo sarebbe più bassa. Ma allo stesso modo, se il Signore desse prova della sua esistenza illuminando Berlusconi e le sue termiti, e portando all’approvazione a tamburo battente dei sopracitati provvedimenti pro-crescita, quel miracolo potrebbe ottenerlo anche Berlusconi.

Ma non c’è di motivo di credere che questo secondo scenario possa avverarsi. Quindi forse Porro dovrebbe compiere analisi meno apparentemente assolutorie dell’operato del governo che più di ogni altro nella storia repubblicana (ad eccezione di Amato 1992) sta saccheggiando le tasche degli italiani infischiandosene della crescita. Diversamente, anche il ruolo di foglia di fico finora così egregiamente svolto da Porro rischia di evaporare.

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