Ce la facciamo anche da soli. A prendere cantonate

Giorni addietro, in un editoriale gonfio di retorica patriottarda e del tipico buonsenso che, nei tornanti della nostra storia, promana da via Solferino, il direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, concludeva con questo epitaffio per il governo del non fare:

«Un sussulto di dignità nazionale, via. Qualche volta abbiamo la sensazione che non esista più un governo, ma solo la sua maschera di cera. Se esiste, questo coraggio dovrebbe averlo. Oppure, meglio che la maggioranza ne prenda atto. E presto»

Eppure, De Bortoli un idolo in questo governo ce l’aveva, fino a poche settimane addietro:

Secondo il direttore del Corriere, il titolare del Tesoro potrebbe essere inoltre “uno dei candidati autorevoli ad essere premier nella fase successiva all’uscita di scena di Berlusconi. Credo che ne abbia tutti i titoli e questo gli aliena qualche simpatia nei suoi schieramenti”. “Tremonti – ha aggiunto – è una figura spesso ingombrante, però ha una visione, un’idea sulla posizione del nostro paese nel contesto internazionale. Certamente si candida come un interlocutore credibile che dal punto di vista della tenuta dei conti qualche risultato l’ha ottenuto” (Ansa, 8 aprile 2011)

Il bello dei poteri cosiddetti forti è questa loro incoercibile miopia. Che è la diagnosi necessaria per evitare quella alternativa, di opportunismo paraculistico terminale. E’ la natura patologica del cosiddetto moderatismo dei non meno cosiddetti liberali all’italiana.

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