Sindacati riformisti cercansi

Mentre tutti i nostri baldi editorialisti ancora fremono di sdegno per lo sciopero generale della Cgil, che non doveva darsi perché nuoce gravemente alla salute pubblica (presto nei luoghi di lavori e sui mezzi pubblici il ritorno del cartello “qui non si parla di politica”), e mentre il nostro prestigioso ministro del Lavoro continua ad elogiare i sindacati che non scioperano ma contrattano, ecco una ardita sintesi del dinamico pensiero di uno dei maggiori esponenti di quel “sindacato del fare” che è in prima fila per la rinascita del paese.

Come ci spiegava lo scorso 1 settembre Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, criticando la Cgil che scioperava contro la manovra “prima ancora di sapere com’è”,

”Non è vero che servono gli scioperi. Gli scioperi servono solo quando si combatte un padrone, colpendone la produzione, ma contro un sistema politico quello che conta è il consenso, se colpiamo il consenso i governi capitolano”. Dal palco di piazza Navona, parlando al presidio di Cisl, Uil e Ugl contro la manovra, di fronte al Senato, Angeletti cita l’esempio della marcia indietro sulle pensioni: ”La gente ha detto: una stronzata così non l’avevamo mai vista, è questo l’unico linguaggio che capiscono, la perdita di consenso”

E’ già sufficientemente inquietante che si utilizzi il concetto di “consenso”, che nella declinazione berlusconian-italiana significa governare per slogan e sondaggi d’opinione, cioè riformare una cippa. Ma transeat. Eppure, oggi, anche Angeletti ha varcato il Rubicone e deciso di scendere in piazza, per difendere un settore fortemente esposto alla concorrenza internazionale:

I lavoratori pubblici della Uil sciopereranno il prossimo 28 ottobre. La proposta è arrivata dal numero uno del sindacato, Luigi Angeletti, nel corso Comitato centrale, ma sarà formalmente assunta dalle categorie nei prossimi giorni.”La decisione – ha spiegato il segretario generale della Uil, – è stata presa contro la politica del governo sul pubblico impiego e in particolare contro il blocco della contrattazione nel settore”. Con la manovra correttiva la contrattazione nazionale è stata bloccata per un anno ulteriore, il 2014, oltre al triennio di fermo degli stipendi previsto in passato per il 2011-2013 (Ansa)

Ohibò, ma Angeletti non era tra i favorevoli al decentramento della contrattazione? Che gli è accaduto? E il “consenso” del governo, non riesce ad abbatterlo per altre e meno obsolete vie, magari proclamando che il blocco della contrattazione centrale nel pubblico impiego è inaccettabile, magari con una frase magica del tipo “una stronzata così non l’avevamo mai vista?” Mistero. E ora chi lo dice, al povero Sacconi, che gli si sono ristretti i “sindacati riformisti”, e che per una volta non è colpa né dei “bastardi anni Settanta” né di quei cattivoni della Cgil e del loro sfascismo? E i nostri editorialisti riformisti, a chi porgeranno le loro pensose domande? Ah, saperlo.

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