Sindacati riformisti cercansi – 2

Come cambiano rapidamente le cose, in Italia, per non cambiare. E’ il caso del famoso articolo 8 della manovra governativa, quello che decentrava la contrattazione in azienda e territorio, con l’originaria ideuzza di derogare anche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Secondo molti dei nostri riformisti al gulash, ci era stato “suggerito” dalla Bce in persona personalmente, nella famosa lettera segreta recapitata da Trichet e Draghi all’esecutivo.

L’articolo 8 piaceva alla Marcegaglia, piaceva a Sacconi, piaceva agli editorialisti liberisti-keynesiani-krugmaniani. Piaceva addirittura al Terzo Polo, espressamente interrogato sull’argomento durante una seduta spiritica appositamente convocata. Piaceva a tutti, tranne che a quei cattivoni della Cgil, che già minacciavano ricorsi alla Consulta. Poi, qualcosa è cambiato.

Lentamente ma inesorabilmente è inizata la virata a 180 gradi, culminata con un bell’ordine del giorno bipartisan, (di quelli che ricorrono quando per la politica la paura fa novanta, come i gradi di una nota angolazione) primo firmatario l’ex ministro del Lavoro, il Pd Cesare Damiano, che impegna il governo a “valutare attentamente gli effetti applicativi dell’articolo 8, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a rivedere quanto prima le disposizioni, coinvolgendo le parti sociali, per redigere una norma interamente conforme agli indirizzi dell’accordo del 28 giugno 2011”. L’odg ha ricevuto il voto favorevole di tutta l’assemblea:  astenuti solo i deputati di Lega e Fli.

“L’odg parla – ha spiegato Damiano – di un intervento improprio su temi di pertinenza delle parti sociali, mirato esclusivamente a dividere il fronte sindacale e a mettere in discussione l’accordo unitario del 28 giugno scorso; contesta inoltre in radice l’introduzione del concetto di rappresentatività territoriale del sindacato, che apre la strada a sindacati di comodo e a logiche di dumping sociale, e l’introduzione del principio della derogabilità di leggi e contratti collettivi nazionali da parte delle intese aziendali, mettendo anche in discussione il diritto al reintegro del posto di lavoro”.

Che tradotto in parole povere vuol dire che l’articolo 8 è morto. Una prece. Di fronte ad un simile successo della Cgil, che si è seduta dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati dai riformisti, che fa il nostro Angeletti? Si esibisce in  una elegante piroetta, certificando che quell’ordine del giorno bipartisan è ottimo e abbondante.

“L’ordine del giorno bipartisan per la revisione dell’art.8 della manovra va benissimo. Si tratta di una decisione opportuna e condivisa. Su quella materia, infatti – spiega il leader della Uil – le parti sociali non erano state messe nella condizione di poter intervenire” (Ansa, 14 settembre 2011)

Proprio così, anche per Angeletti l’articolo 8 era un trappolone inverecondo. Il gemello non particolarmente sveglio di Angeletti, per contro, il mese scorso aveva rintuzzato quei catastrofisti della Cgil:

La manovra non rappresenta una minaccia all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E’ quanto sostiene il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, interpellato dall’ANSA, sulla lettera inviata dalla Cgil. Per il leader della Uil, infatti, l’attacco alla misura che stabilisce il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa “è immaginario”. Angeletti ha spiegato come si tratti di un provvedimento “che stabilisce che tutto quello che fanno le parti sociali è fatto bene”, coerentemente con quella che è la “legislazione di supporto”. Ora ”noi sappiamo quello che facciamo: per modificare l’art 18 occorrerebbe un accordo tra le parti sociali e noi non lo faremo mai. Quindi – si interroga – la Cgil non si fida di se stessa?” (Ansa, 20 agosto 2011)

Quindi, per i gemelli Angeletti, quello stesso articolo 8 era positivo perché rimandava alla libera determinazione delle parti sociali, ma anche no, perché “le parti sociali non erano state messe nella condizione di poter intervenire“. Chi avrà mai avuto ragione, quindi, tra i gemelli Angeletti? Ah, saperlo, anche qui! Dev’essere sempre un problema di “consenso“, sospettiamo.

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