Non ci sono più le mezze destagionalizzazioni

Dopo il fantasmagorico dato di produzione industriale italiana di agosto (più 4,3 per cento mensile, a fronte di un consenso posto a più 0,2 per cento), ecco l’immancabile autovelina del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che con i lucciconi agli occhi si compiace della conferma che “l’Italia si muove”

Scolpisce dunque Sacconi, a margine di un incontro pubblico in quel di Conegliano:

«Se combiniamo questo dato con quello che l’Istat ci ha consegnato nei giorni scorsi, che vede la disoccupazione sotto l’8% e l’occupazione crescere superando il tetto dei 23 milioni di occupati, vuol dire che l’Italia si muove e che dobbiamo, ovviamente, con le prossime misure, assecondare questa attitudine a crescere»

Sarebbe utile che Sacconi, e tutti gli esponenti di maggioranza ed esecutivo, si chiedessero quale può essere la verosimiglianza e la sostenibilità di un dato che è palesemente un enorme outlier, e che è stato realizzato nel mese con i minori tassi di attività di tutto l’anno, agosto. Un mese che crea problemi anche alle procedure statistiche di destagionalizzazione. Ma questi sono sofismi, per i nostri economisti di fine regime, quelli che prendono un dato singolo e assai “rumoroso” e ne fanno una tendenza. Appuntamento al mese prossimo, quando restituiremo con gli interessi il tutto.

A beneficio di Sacconi e dei cantori della ripresona italiana (che vorremmo tanto ci fosse, ma semplicemente non c’è, e presto rischiamo di vedere dati tipicamente recessivi), possiamo citare il Composite Leading Indicator dell’Ocse, pubblicato giusto oggi. Non che questo indicatore ci faccia impazzire, ma visto che un’era geologica addietro era diventato il vitello d’oro della maggioranza, conviene ricordare che il dato odierno (riferito anch’esso al mese di agosto, con valenza anticipatoria di uno-due trimestri), mostra la quinta rilevazione mensile consecutiva di calo, con i rallentamenti più marcati fatti segnare da Germania (-1,3), Italia (-1,1) e Francia (-0,9).

C’è da sperare che il CLI si sbagli, e che dal mese prossimo inverta la tendenza. Nel frattempo, per chi ama i dati di mercato (che per definizione sono sbagliati e/o controllati dalla speculazione anti-italiana), il differenziale tra Italia e Spagna sul titolo di stato decennale contro Germania oggi segna nuovi massimi. Non chiedeteci perché, visto che “l’Italia si muove”.

SpaIta10102011
Differenziale Italia-Spagna contro Bund tedesco decennale

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