Il temporeggiamento fatale

Su Ft Alphaville alcune eccellenti considerazioni su cosa viene omesso di considerare nella ipotesi di default “ordinato” della Grecia, e sui danni che il malsano rinvio della resa dei conti potrebbe causare a tutte le parti in gioco.

Il post è in realtà molto più ampio, e tenta di individuare un parallelo con i danni che le tattiche temporeggiatrici hanno inflitto al default argentino del 2001, un caso di studio di default disordinato e distruttivo. Chi fosse interessato a questi aspetti può leggere l’intero pezzo.

Riguardo la Grecia, vi sono anche criticità specifiche. Ad esempio, cosa che più o meno tutti hanno intuito, anche un haircut del 50-60 per cento al debito greco, pur causando rilevanti danni alle banche creditrici, non servirebbe a nulla, perché ridurrebbe il rapporto debito-Pil a solo il 120 per cento nel 2020, un livello con il quale non si va da nessuna parte. Inoltre, resta l’enorme problema dei titoli di stato greci in portafoglio alla Bce. La quale rifiuta recisamente di assoggettarsi al regime di haircut previsto per i privati. Anche perché, se questo avvenisse, la Bce diverrebbe insolvente e dovrebbe essere ricapitalizzata dai governi dell’Eurozona. Inoltre, negli ultimi due anni l’efficacia potenziale dell’haircut è stata ridotta dall’elevato volume di prestiti ufficiali sovranazionali erogati alla Grecia.

Il numero del 50-60 per cento nell’haircut da applicare ai titoli di stato greci si ottiene partendo dal fatto che l’importo dei nuovi aiuti sovranazionali deve restare fermo a 109 miliardi di euro. E’ del tutto evidente che, se quest’ultimo importo è fisso e il paese continua a scavarsi la fossa con questa lena, potrebbe essere necessario un abbattimento anche del 100 per cento ai crediti privati, con relativa destabilizzazione delle banche.

Su tutto, non si deve dimenticare che la Grecia resta con un pesantissimo deficit primario (la differenza tra entrate e spese al netto del servizio del debito), quindi non può neppure permettersi il lusso di dichiarare il default per prima e mandare a stendere i creditori.

Anche per queste considerazioni, è sempre più difficile immaginare un lieto fine a tutta la vicenda. Poi un giorno, tra molti anni, sarà utile fare un bel post mortem di tutta questa vicenda, dall’inizio, e stabilire ruolo e responsabilità dei tedeschi nella gestione della crisi. Ma non vorremmo apparire apologetici nei confronti del governo Berlusconi. Non ne abbiamo alcuna intenzione.

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