Diario della crisi – 14 novembre

(In continuo aggiornamento nel corso della giornata)

Oggi il premier incaricato, Mario Monti, ha iniziato le consultazioni in modo molto tradizionale, includendo le parti sociali. Mal gliene incolse, visto che gli orfani del berlusconismo miracoloso si sono già inalberati brandendo la bibbia giavazzian-alesiniana. Niente concertazione, perbacco! Giusto. Ma sarà “concertazione” se e quando un ipotetico governo Monti scriverà i  provvedimenti sotto dettatura delle parti sociali; di certo non si può dire ora, per il solo fatto di aver ricevuto, per galateo istituzionale, le parti sociali. Anche perché, se non lo avesse fatto, i soliti noti avrebbero levato alti lai sul “tecnocrate che se ne frega di tutto e tutti”. Ci vuole pazienza. Quanto a Giavazzi ed Alesina, hanno perfettamente ragione: la patrimoniale straordinaria non serve a nulla ed impedisce le riforme, visto che sistema solo pro-tempore i saldi.

– Parlando di cose serie, anche un eventuale governo Monti potrà assai poco, in assenza del sostegno decisivo della Bce, come diciamo da subito. Ma il presidente della Buba, Jens Weidmann, continua a non sentirci. L’aspetto più problematico di tutta la vicenda è che i tedeschi credono che la sola, eventuale, nomina di Monti possa fare uscire l’Italia da una crisi che è in realtà dell’intera costruzione europea.

– Nel frattempo l’ipercinetico marito di Carla Bruni, già idolo dei berluschini di casa nostra (leggersi la raccolta del Foglio, tra le altre cose) medita di alzare l’Iva in funzione anti-delocalizzazione. Vecchio strumento a doppio taglio, soprattutto in un paese che fa della domanda interna il maggior motore della propria crescita. Auguri.

– L’ottimo Franco Bechis fraintende il significato dell’espressione “consolidamento fiscale“. Per un attimo, abbiamo rischiato il remake di precedenti performance.

Superindice Ocse al sesto calo mensile consecutivo. Tutte le aree in rallentamento. In Europa, risultato peggiore per la Germania. Recessione sempre più vicina, il contesto peggiore per cercare di evitare una crisi di debito, dato il contesto di cocciutaggine teutonica.

Tyler Cowen ha la soluzione al problema dell’eccesso di debito italiano: una patrimoniale come partita di giro sull’interno, in una sorta di redistribuzione e compensazione con netting della ricchezza. E’ probabile che i tedeschi puntino proprio a questo ma non vorremmo sopravvalutarli, e comunque dall’equazione continua a restar fuori la crescita.

– Premio Pane & Volpe della giornata al presidente della European Banking Federation, il danese Christian Clausen, che oggi ha dichiarato che le banche europee dovrebbero continuare a scaricare titoli italiani ed altri asset colpiti dai timori per la crisi di debito della regione, in modo tale da non essere “risucchiate nell’epicentro della crisi”.

– Il ministro tedesco dell’Economia, Philipp Roesler, afferma che l’Eurozona deve muoversi verso una “unione di stabilità”, e propone sanzioni automatiche contro i paesi che non rispettano le regole di stabilità. Tra le sanzioni, penalizzazioni finanziarie e sospensione del diritto di voto comunitario. Ma nel primo caso avremmo un effetto pro-ciclico difficilmente enforceable, e nel secondo…beh, nel secondo bisognerebbe forse creare una forza di occupazione dei paesi fiscalmente indisciplinati, costruita intorno alla Bundeswehr. Il realismo, questo sconosciuto.