Vediamo se così è più chiaro

Ci sono tre modi per ridurre l’indebitamento di un soggetto: il rimborso del debito, circostanza che ovviamente postula capacità di crescita sufficiente per servire il debito in conto interessi e in conto capitale senza rinnovo del debito stesso; oppure per effetto di perturbazioni inflazionistiche, che erodono il valore reale del debito medesimo; oppure attraverso il default. Che ha realmente detto, quindi, Benedetto Della Vedova a Omnibus ieri mattina?

Ha premesso che serve un imponente piano di dismissioni, come da missione del programma elettorale del fu-Pdl, per poter ridurre lo stock di debito. Oppure la sola via alternativa, visto che non controlliamo più la politica monetaria e non possiamo quindi generare inflazione, sarà quella di un default. Peraltro non necessariamente studiato a tavolino.

Allora, sezioniamo con ordine: le dismissioni, cioè il lato patrimoniale, servono quando il versante di conto economico è sano, cioè quando le entrate (al netto della spesa per interessi) superano le spese. Diversamente, si sarà venduta l’argenteria di famiglia e si andrà dritti filati verso il default. Già, il default: la seconda opzione di cui ha parlato BDV. Solo che lui, che ha evidentemente un debole per gli anni Ottanta, anziché parlare di default ha parlato di “consolidamento”. Che altro non è che un default, ma il termine andava molto di moda per l’appunto negli anni Ottanta.

Ce ne ha parlato anche la buonanima di Rudi Dornbusch, parecchi anni addietro, quando gli chiedemmo un parere sulla finanza pubblica italiana: per lui il consolidamento-default era la sola via di uscita per il nostro paese. C’è tuttavia da aggiungere che, visto che il 50 per cento del nostro debito pubblico è in mano a non residenti, ristrutturare la porzione domestica implicherebbe l’immediata evaporazione degli investitori internazionali, e tutto finirebbe con un bell’inverno nucleare. Della Vedova voleva dire che, se non procediamo a ridurre lo stock di debito con dismissioni patrimoniali (dopo aver ricreato un robusto e stabile saldo primario, ça va sans dire), ci attende solo una prospettiva di default. Pensate che notizia inedita, vero? Però noi vorremmo fare una domanda a Della Vedova: c’è davvero rimasto qualcosa da dismettere, in Italia, dopo il federalismo demaniale?

Però, visto che siamo in guerra e la malafede di alcuni giornalisti (unita ad una dose da cavallo di analfabetismo economico) la fa da padrona, ecco che si crea la narrativa di quel cattivone di Della Vedova che vuole scippare i Bot alle vecchiette. Naturalmente, c’è sempre la lettura alternativa di quello che Della Vedova ha detto, usando un termine improprio e suggestivo nel senso etimologico del termine (consolidamento): e cioè che un personaggio della storia politica e personale di Benedetto Della Vedova, e del suo cursus di studi accademici, si sia bruciato il cervello con sostanze pesanti. Magari qualcuno, per inferenza e ricordando la militanza radicale di Benedetto, potrebbe anche giungere a questa conclusione. Per parte nostra, sentendolo molto spesso, ci sentiremmo di escludere tale eventualità. A fortiori, dopo aver ascoltato la parte “incriminata” della trasmissione, e le frasi usate da Della Vedova, ci sentiremmo in realtà di chiedere l’antidoping per Franco Bechis.

E ora fate un bel respiro profondo, nessuno vuole farvi sparire i Bot ed i Btp dal portafoglio. Nessuno a parte i mercati, proseguendo su questa traiettoria.

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