Dalla Saudade alla Schadenfreude

Pare che i leader brasiliani abbiano un senso dell’umorismo molto sviluppato, quando si tratta di commentare le sciagure europee. Dopo il lapidario commento della presidente, Dilma Roussef, che contribuì ad affossare l’idea dei Cavalieri Bianchi (o meglio, gialli, indios e meticci) in soccorso dell’Eurozona (ognuno dei quali si caratterizza per un reddito pro-capite ancora significativamente inferiore al nostro), è ora la volta del vulcanico e ciarliero ministro delle Finanze di Brasilia, Guido Mantega.

Il quale ha accolto la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, con una ostentata manifestazione di orgoglioso nazionalismo economico:

«E’ una grande soddisfazione per noi che questa volta il FMI non venga in Brasile per portare prestiti, come in passato, ma per chiederci di prestare soldi alle nazioni sviluppate»

Non che il Brasile sia un’isola felice, comunque: rendimenti reali cocciutamente a doppia cifra ed un’inflazione (al 6,6 per cento) ancora nella fascia alta del target di previsione governativa rappresentano forti vincoli all’adozione di politiche fiscali e/o monetarie significativamente espansive, tali da compensare il vistoso rallentamento che anche il Brasile sta sperimentando e che il Partito dei Lavoratori (che guida il governo da un decennio) vorrebbe evitare, avendo costruito con gli elettori un patto “cinese” basato su potere in cambio di crescita.

Ma a parte ciò, i brasiliani conservano sufficienti motivi per prendere a pernacchie i presuntuosi europei, continente onusto di storia (non sempre gloriosa) e convintissimo di essere un faro di civiltà per l’intero pianeta, sia pure sotto l’ombrello militare americano. Conviene forse svegliarsi, cari Merkozy (e non solo). E in fretta.

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