La patrimoniale e il Silvio biforcuto

«Non ho mai avuto dubbi sul fatto che l’Italia ce la farà, perché se noi sommiamo il nostro debito pubblico alla finanza privata siamo il secondo paese più solido d’Europa, secondo solo alla Germania, prima di Svezia Francia e Gran Bretagna. Quindi siamo di fronte ad uno Stato indebitato e a cittadini invece benestanti. Questa è la situazione vera dell’Italia, non dobbiamo quindi essere preoccupati». Lo dice Silvio Berlusconi, arrivando al XX Congresso del Ppe a Marsiglia.

Quindi, par di capire che Berlusconi sposi la ormai celeberrima tesi “patrimonialista” di Marco Fortis.

Chissenefrega della crescita che manca: nella peggiore delle ipotesi possiamo sempre compensare debito pubblico e ricchezza privata, cioè divorare noi stessi, per restare solvibili ancora per qualche tempo. Perché siamo benestanti, ovviamente. Ma se le cose stanno in questi termini, perché il partito di Berlusconi si è opposto alla patrimoniale straordinaria? Mistero. O forse vale per Berlusconi quello che vale per una certa sinistra confusa, quella che si lamenta perché nella manovra Monti “non c’è la patrimoniale”, solo perché non è stata esplicitamente definita tale. In realtà, come vi stiamo dicendo alla nausea, la manovra Monti è per i quattro quinti una patrimoniale ordinaria (immobiliare e mobiliare), e per un quinto taglio di spese. Ma state allegri: ora cacciamo i caccia, ed i soldi usciranno come d’incanto. Anche se abbiamo confuso un programma di spesa di 13 miliardi di euro ripartiti su un arco pluriennale a valere fino al 2026 con un risparmio immediato. Sono dettagli.

Ci fosse una tassa sull’analfabetismo economico, con addizionale per la demagogia ed il cinismo politico, i nostri conti sarebbero simili a quelli di Singapore.