Per non morire dissanguati – 2

L’Italia vuole che si “tenga conto dell’influenza del ciclo economico” nella valutazione del ritmo di riduzione del debito eccedente il 60% del Pil. E’ scritto in uno degli emendamenti che il governo ha presentato il 29 dicembre scorso in vista dell’incontro di venerdì prossimo del gruppo di lavoro sul “Fiscal compact“. Ottima iniziativa, che andrà perseguita con la massima determinazione negoziale visto che, ad oggi, pensare di correggere il rapporto debito-Pil del 3 per cento annuo (45 miliardi di euro), è pura follia in assenza di crescita, anche ipotizzando dismissioni imponenti del patrimonio pubblico attraverso la costituzione di un REIT, da ficcare in portafoglio agli italiani, volenti o nolenti. Solo che un simile criterio di correzione per il ciclo dovrebbe essere richiesto anche per il percorso di rientro verso il pareggio di bilancio, visto che quest’anno rischiamo una ulteriore maxi-manovra, ferocemente e stupidamente pro-ciclica. Dovrebbe essere una purissima considerazione di buon senso, ma non viviamo in tempi di buon senso in questa parte del pianeta, come noto.

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