The Pain in Spain

Si moltiplicano le cattive notizie per l’economia spagnola. Non tanto il recente aumento della disoccupazione quanto lo stato del sistema bancario e l’enorme rubinetto aperto nei conti pubblici del paese a causa delle dinamiche di spesa delle autonomie locali.

Riguardo le banche, che sono impiombate dallo sboom immobiliare, il governo di Mariano Rajoy, su calda raccomandazione delle due superbanche “di sistema”, BBVA e Santander, ha sentenziato che al sistema bancario non serve una bad bank come quella creata dall’Irlanda ma servono accantonamenti a perdite su crediti per ulteriori 50 miliardi di euro, pari al 4 per cento del Pil.  Le banche spagnole hanno finora coperto circa un terzo dei bad asset di natura immobiliare, e le attese erano per una ulteriore quota del 20 per cento. L’ulteriore accantonamento è invece pari al 28 per cento, ma molti analisti ritengono che si tratti di coperture comunque insufficienti. Il nuovo maxi-accantonamento metterà ulteriormente nei guai il sistema bancario, spingendo ad un aumento delle concentrazioni bancarie tra soggetti debolissimi, con conseguenti necessità di ricapitalizzazione, che si sommano a quelle imposte al sistema dallo stress test dell’EBA. Come potranno le banche spagnole risparmiare al paese un pesantissimo credit crunch è qualcosa che continua a sfuggirci.

Altro problema rilevante è il rapporto tra livelli di governo.  Le diciassette regioni autonome, che controllano circa un terzo della spesa pubblica, sono accusate di essere responsabili di gran parte del buco di 22 miliardi di euro dei conti pubblici nazionali nel 2011, ed il nuovo governo si appresta a metterle sotto pesantissima tutela finanziaria. Ciò si espliciterà in un controllo preventivo sulle spese delle regioni, che perderanno di fatto la loro autonomia, anche se è realistico pensare che ciò non accadrà senza conflitto, soprattutto da parte della Catalogna, altra area di allarme rosso della finanza pubblica locale spagnola. La regione di Valencia (epicentro della devastazione immobiliare del paese), negli ultimi giorni, non è riuscita a ripagare un prestito di 123 milioni di euro erogato da Deutsche Bank, ed il governo di Madrid (che è dello stesso colore di quello valenciano) ha fatto intervenire una innominata banca per saldare il debito.

Dato questo quadro piuttosto depresso e deprimente, soprattutto in prospettiva, restiamo sempre più perplessi di come il mercato sia finora riuscito a premiare il debito sovrano spagnolo. Se l’unica discriminante favorevole rispetto all’Italia può essere considerato il differente rapporto debito-Pil, resta il fatto che la strada per il conseguimento del pareggio di bilancio sarà lastricata di chiodi. O, più verosimilmente, di mine.

Debito Spagna
Infografica del Financial Times

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