Un impegno concreto: più deficit per tutti i candidati Repubblicani

Il think tank nonpartisan Tax Policy Center ha elaborato una simulazione sulla variazione del gettito d’imposta federale al 2015, in conseguenza dell’applicazione dei programmi fiscali dei candidati repubblicani alla Casa Bianca. Il risultato, assai poco sorprendente, è un crollo del gettito, variabile dai 600 miliardi di Romney ai 1300 miliardi di Santorum. Mancano le stime per il piano di Ron Paul ma, trattandosi di manovra simile a quella dei suoi competitor, difficile pensare ad un recupero di gettito.

Tutti i programmi (nell’infografica del NYT è dettagliato quello del solo Romney) condurrebbero ad un aumento del reddito disponibile dopo le imposte per i soggetti negli scaglioni d’imposta più elevati. Si conferma, quindi, l’esistenza del nuovo-vecchio voodoo americano del trickle-down, la vulgata secondo cui la riduzione della pressione fiscale sui soggetti a maggior reddito finirebbe con ridiscendere a valle della scala reddituale, e beneficiare tutti.

Il problema sta nella copertura del buco di gettito causato da queste riforme fiscali, posto che ormai neppure i bambini credono più alla fiaba della curva di Laffer agli attuali livelli di aliquote, e quindi che tagli di imposte non si ripagano nemmeno a piangere. Certo, resta la seconda fiaba, quella dell'”affamare la bestia”, ma è noto che con i Repubblicani la bestia gigante, la spesa per la Difesa, non si tocca, ed entitlements quali Medicare, Medicaid e Social Security sono e restano largamente intangibili, tranne che a livello retorico. Come che sia, auguri all’eventuale presidente repubblicano che pensasse di ridurre i costi sanitari rimuovendo l’Affordable Care Act di Obama. Resta una bella sforbiciata ai food stamps, comunque. A pancia vuota si cerca lavoro con più determinazione. Anche quando il lavoro non c’è.