Macromonitor – 12/2/2012

Gli asset rischiosi toccano nuovi massimi dell’anno, per poi ripiegare venerdì, sugli immancabili ostacoli greci. Dopo settimane di rally, il momento appare maturo per una correzione, che potrebbe essere contenuta se gli investitori che non hanno partecipato alla prima fase dei rialzi decidessero di entrare sulla debolezza. A patto che le notizie negative vengano effettivamente neutralizzate.

Non è ancora chiaro se l’irrigidimento verso la Grecia (accusata di non fare abbastanza per il risanamento) dei governi del Nord Europa, guidati dalla Germania, sia solo postura negoziale o se vi sia altro. Le dichiarazioni di Angela Merkel riguardo gli effetti catastrofici di un default disordinato della Grecia sembrerebbero confermare la prima ipotesi, in quella che ormai è diventata una partita a poker in atto da anni ma che un errore di calcolo nel bluff, da ambo le parti, potrebbe trasformare in una roulette russa.

Sul mercato del reddito fisso, la giornata di venerdì ha visto la riaffermazione di un sentiment avverso al rischio, che ha favorito i paesi core quali Stati Uniti e Germania. Lo stallo greco mette a rischio la prospettiva di rafforzamento congiunturale che sta delineandosi da qualche settimana sui mercati, e che aveva portato le banche della periferia dell’Eurozona a tornare sul mercato primario, offrendo proprie obbligazioni. L’accresciuta propensione al rischio si coglie anche nei forti afflussi di capitali sui mercati obbligazionari emergenti (stimati in 4,4 miliardi di dollari nelle ultime due settimane, un record pluriennale).

Sui mercati azionari si registra una pausa della ripresa dei corsi, in larga misura dovuta ai rinnovati timori sulla Grecia. Coerentemente alla ripresa di avversione al rischio, l’azionario emergente fa peggio degli indici globali, confermando di avere ancora un elevato beta. In caso di prosecuzione della correzione il mercato azionario statunitense ed i titoli ad elevato dividendo appaiono gli investimenti più protettivi, in termini relativi.

Sul mercato dei cambi, ripresa del dollaro dopo tre settimane consecutive di cali, sempre per l’improvvisa ripresa di avversione al rischio indotta dalla situazione greca. Nell’ambito di uno scenario centrale di stabilizzazione congiunturale, vi sono dei distinti event risk che tendono a causare degli scoppi di volatilità. Oltre al negoziato greco si segnalano la situazione in Iran e Siria, il rallentamento cinese e il dibattito fiscale statunitense.

Le materie prime segnano un rialzo settimanale di circa l’1 per cento, guidato dall’energia. E’ proseguito anche il recupero dei metalli base, trainati dal rame, che ha raggiunto i massimi dallo scorso settembre. Emergono segnali di domanda più forte dai mercati fisici delle materie prime, mentre i margini di raffinazione si sono rafforzati considerevolmente. La partecipazione della Cina alla fase di stimolo monetario globale è frenata dalle persistenti pressioni inflazionistiche, come conferma anche l’ultimo dato dei prezzi al consumo, in risalita dal 4,1 al 4,5 per cento tendenziale. Al verificarsi dell’atteso rallentamento inflazionistico la Cina dovrebbe riprendere a tagliare il tasso di riserva obbligatoria, a sostegno della crescita, ma ciò potrebbe verificarsi più tardi di quanto inizialmente previsto ed auspicato. Alla riduzione delle pressioni inflazionistiche nei mercati emergenti sta contribuendo anche la caduta di circa il 25 per cento dei prezzi agricoli rispetto al picco toccato esattamente un anno fa. Dalla fine del terzo trimestre dello scorso anno i prezzi sono bloccati in un corridoio di oscillazione.