I crediti della Magna Grecia

Oggi il Sole dedica numerosi articoli, tutti molto interessanti, alla situazione delle finanze pubbliche siciliane. Noi vi segnaliamo quello di Giuseppe Oddo, che evidenzia l’enorme livello raggiunto dai crediti “vantati” dalla Regione Sicilia, che ammontano a 15,7 miliardi di euro.

Tali residui attivi sono crediti accertati ma non riscossi, e rappresentano una posta rilevante per enti locali e stato centrale. Una parte importante di tali residui attivi regionali sono crediti nei confronti dell’amministrazione centrale. Pare riprodursi, quindi, la stessa tensione di liquidità di cui soffrono gli imprenditori privati che hanno crediti nei confronti dello stato. Con un caveat, però: la regione potrebbe aver effettuato spese clientelari e non autorizzabili, ad esempio imputandole ai fondi FAS, quelli per le aree sottosviluppate, e lo stato in un momento successivo potrebbe non riconoscere tale debito, trasformando il credito in posta inesigibile.

E proprio questa imponente massa di crediti oscuri (in termini di loro liquidabilità) che non si trasforma in incassi o lo fa con lentezza esasperante tende a mettere pressione al fabbisogno per cassa della regione, costringendola a ricorrere a nuovi debiti. Naturalmente, il fatto che Raffaele Lombardo non comprenda la differenza che esiste tra conto economico, stato patrimoniale e flussi finanziari non rende la situazione meno grave. La Sicilia sconta la profonda recessione del paese, con tutto quello che ciò implica in termini di calo del gettito fiscale, ma ipotizzare che finora vi sia stato un utilizzo disinvolto dei residui attivi per esporre una condizione patrimoniale (ma non finanziaria) migliore di quella effettiva non è una bestemmia.

Come spiega Oddo nell’articolo, il governo centrale è corso in aiuto della regione con un trasferimento d’urgenza di 400 milioni di euro a valere su un credito specifico di un miliardo di euro. Se questo ha permesso al governo di emettere già ieri sera un comunicato “rassicurante”, che tenta di estinguere l’incendio provocato dalla richiesta di Mario Monti a Lombardo di fornire una data certa per le sue telefonatissime dimissioni, è verosimile che i mercati si siano ormai risvegliati anche a questa realtà, e si apprestino a scontare anche la materializzazione del rischio-Sicilia sul nostro spread, più di quanto non sia già accaduto finora.

Come bene illustra la storia dei mercati finanziari degli ultimi anni, passare da una condizione di illiquidità ad una di insolvenza conclamata è spesso molto rapido. E oggi la Regione Sicilia appare già fortemente illiquida. Come se ne esce? Probabilmente, per il breve-medio termine (che in realtà  potrebbe diventare lungo termine), con la ricetta-Merkel: più controllo, se necessario fino ad arrivare a votare una modifica costituzionale che elimini lo statuto speciale. E questo potrebbe peraltro essere parte del nostro memorandum of understanding, quando chiederemo assistenza finanziaria esterna.

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