Home » Esteri » Stati-Uniti » L’inflazione straccia il transitorio copione

L’inflazione straccia il transitorio copione

Dopo lo shock del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che decide di rottamare l’ormai stucchevole concetto di “inflazione transitoria”, e dopo le suppliche al cartello OPEC+Russia per aumentare la produzione di greggio e calmierare i prezzi alla pompa, ora negli Stati Uniti l’Amministrazione Biden si gioca un’ulteriore carta non esattamente rassicurante. Un’indagine antitrust sulle catene di fornitura del commercio al dettaglio, all’ingrosso e dei produttori domestici. Benissimo studiare la filiera distributiva in un momento di stress sui prezzi, ci mancherebbe. L’importante è che questa indagine non sia figlia di una cosa molto simile alla disperazione politica.

Lunedì la Federal Trade Commission (FTC) ha chiesto ai maggiori retailer e produttori di merci statunitensi, tra cui Amazon, Walmart, Kroger, Procter & Gamble, Tyson Foods, Kraft Heinz, di fornire informazioni su prassi aziendali e catene di fornitura nell’ambito di una indagine su prezzi elevati e colli di bottiglia di filiera.

L’Antitrust indaga

Come ha dichiarato Lina Khan, presidente della FTC, la speranza è di “fare luce su prassi aziendali e condizioni di mercato che possono aver peggiorato le attuali interruzioni di fornitura e consegna di una vasta gamma di merci tra cui semiconduttori, carne, legname e farmaci, o condotto a effetti asimmetrici”.

La commissione intende studiare se le attuali difficoltà di fornitura possano ricondursi a specifiche carenze o pratiche anti-competitive. Tale richiesta di informazioni giungeva mentre Joe Biden riceveva alla Casa Bianca i vertici di alcune tra le maggiori aziende statunitensi per ribadire l’importanza di catene di fornitura regolarmente funzionanti durante le festività natalizie.

In precedenza, a inizio mese, sempre la FTC ha avviato una indagine sugli elevati prezzi dei carburanti. Il tutto dopo che la Casa Bianca ha accusato l’OPEC più la Russia di essere un cartello (una dirompente scoperta che cambierà il corso della storia).

Una strana sensazione di déjà-vu

I meno giovani, o chiunque abbia un minimo di letture di storia economica, sa che queste sono state le condotte tipiche degli anni Settanta, stagione della stagflazione. Presidenti e governi che fanno pressione sui banchieri centrali per tenere condizioni monetarie accomodanti, prezzi in aumento, interventi “dissuasivi” a mezzo antitrust, campagne di persuasione dei cittadini o imposizione di controlli sui prezzi. Tutte iniziative dagli esiti non eccelsi, diciamo.

Corsi e ricorsi storici, quindi. Ribadiamolo: è certamente utile che la FTC compia queste indagini, soprattutto ora che è guidata da una giovane presidente molto motivata a combattere i monopoli; noi che siamo notoriamente malpensanti fatichiamo a credere che, dietro questa iniziativa, non possa esservi “altro”.

Nel frattempo, l’Ocse ci informa che le sue previsioni aggiornate restano “cautamente ottimistiche”, anche se ci sono più rischi al ribasso che al rialzo, in un contesto di ripresa dell’incertezza. I cui maggiori focolai, se permettete il termine, sono nel settore immobiliare cinese e nelle varianti pandemiche. Più inflazione e, per ora, solo un po’ meno crescita.

Muoversi con cautela

In particolare, la capo economista dell’organizzazione basata a Parigi, Laurence Boone, invita i banchieri centrali a esercitare “prudenza” e non stringere la politica monetaria per inflazione da problemi di offerta. Mia chiosa: se lo facessero, sarebbero dei somari. Il problema vero è che servirebbe separare chirurgicamente le pressioni inflazionistiche derivanti dalla domanda da quelle legate ai colli di bottiglia di offerta. Peccato che ciò sia pressoché infattibile, motivo per cui ci limitiamo a dispute per linee ideologiche tra offertisti e domandisti.

Posto che in Asia al momento c’è un problema inflazionistico minore rispetto a Usa ed Europa, Boone segnala che la variante Omicron potrebbe comportare minore disponibilità di merci e maggiore inflazione. Il motivo è intuibile e intuitivo: aumento di chiusure, pur senza arrivare ai lockdown, portano con sé meno disponibilità di lavoro e minore domanda di servizi, mentre cresce quella di merci, che ostruisce le filiere.

Parlando di merci, in questo momento il settore più bastonato è quello dell’automotive. Dove, segnala l’Ocse, le interruzioni alle catene di approvvigionamento hanno tagliato la crescita tedesca di ben l’1,5% e di mezzo punto quella messicana, giapponese e della Repubblica Ceca; quest’ultima, come sappiamo, è un assemblatore soprattutto per conto dei marchi tedeschi.

Riguardo al fattore lavoro, la capoeconomista Ocse osserva che in Europa l’occupazione è meglio protetta ma il prodotto non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemici, mentre negli Stati Uniti è l’opposto. Posto che, a mio umile giudizio, l’affermazione andrebbe rifinita meglio, Boone segnala che la protezione dei posti di lavoro può aver beneficiato le persone “ma qualche riallocazione di impieghi può non aver avuto luogo”.

“Trust me, I’m an economist”

La vita è fatta di tradeoff, notoriamente, oltre che di commentatori e osservatori che enfatizzano meriti che per altri sono difetti e viceversa. Com’è che ho questa sensazione assai spiacevole che nessuno capisca granché di quello che sta accadendo?

Le prossime settimane sveleranno -forse- il grande arcano: per quale motivo il presidente della Fed, durante una audizione semestrale al Congresso, ha ritenuto di informare il mondo che è giunto il tempo di cestinare l’aggettivo transitorio. Guarda caso proprio durante una crisi di nervi planetaria su una nuova variante di cui ancora non si conosce l’effettiva pericolosità.

Io, che sono nessuno, già lo scorso settembre avevo molto nasometricamente segnalato che non tutto andava bene, madama la marchesa. Un evidente caso fortuito nell’ambito di chiacchiere da bar, senza dubbio. Per quanto riguarda invece la perdita di potere d’acquisto di salari e retribuzioni legata all’attuale fase, e alle criticità politiche che ciò determinerà, anche quello vi avevo segnalato ma anche qui non temete: presto l’argomento sarà sulle bocche di tutti.

Foto di Arek Socha da Pixabay

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.
Per donare con PayPal, clicca qui, non serve registrazione. Oppure, richiedi il codice IBAN. Vuoi usare la carta di credito o ricaricabile per donazioni una tantum o ricorrenti? Ora puoi!

Share via
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Resta aggiornato!

Iscriviti alla nostra mailing list e ricevi gli aggiornamento nella tua casella email

Ecco fatto!

Oh-oh, qualcosa è andato storto! Riproviamo?

Send this to a friend