Macromonitor – 9/9/2012

Dopo la mossa di Mario Draghi sul nuovo programma di acquisto di titoli sovrani (Outright Monetary Transactions), vistoso rally della periferia dell’Eurozona e dell’azionario globale, con azionario statunitense e tedesco a nuovi massimi di ciclo, malgrado la debolezza del mercato del lavoro Usa.

I dati congiunturali globali continuano a segnalare una crescita molto anemica e ampiamente sotto il trend, con spesa dei consumatori che tenta di stabilizzarsi ma produzione industriale che continua ad indebolirsi. C’è attesa per le prossime iniziative di stimolo, viste soprattutto come contributi al recupero degli asset rischiosi, attraverso la prosecuzione della reflazione ed il sostegno alle dinamiche di prezzo ed agli storicamente elevati premi al rischio.

La Cina ha annunciato in settimana un programma di investimenti infrastrutturali del valore di circa il 2 per cento di Pil. Non tutti fondi nuovi, ma si aggiungono ad ulteriori pacchetti di spesa pubblica nelle province. Il rischio di medio-lungo periodo insito in tali azioni è la riproposizione di bolle, oltre all’effettuazione di investimenti che potrebbero non fornire rilevanti contributi alla crescita della produttività. L’annuncio della Bce relativo alle OMT non si tradurrà in immediati esborsi ma rappresenta al momento soprattutto un’assicurazione, che riduce i rischi di esiti estremi degli andamenti di mercato, in tal modo sostenendo il recupero di prezzo degli attivi rischiosi senza che ciò sia direttamente attribuibile, nell’immediato, ad una rivalutazione delle prospettive di crescita. Complessivamente, quindi, le iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali stimoleranno l’appetito per il rendimento da parte dei mercati.

Sul mercato obbligazionario governativo, significativo rialzo dei rendimenti in area core. Nel presentare il programma OMT, Draghi ha detto che esso avrà un impatto molto più persistente del precursore SMP, soprattutto per effetto della non predeterminazione delle quantità acquistabili che tecnicamente, ma soprattutto come messaggio, equivale ad acquisti “illimitati”. Resta incertezza sulla data di effettivo avvio degli acquisti, anche se vi sono paesi, come il Portogallo, che in linea teorica rispondono già oggi ai requisiti di intervento. L’invito di Draghi al coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale rischia tuttavia di rendere il governo spagnolo ancor più riluttante a richiedere assistenza.

Da luglio, i governativi periferici hanno comunque già messo a segno un rally molto rilevante. Se la mossa della Bce verrà vista come credibile (cioè non reversibile, ad esempio per opera di ripensamenti tedeschi), e se la situazione dei paesi in assistenza, presente e futura, dovesse migliorare, è verosimile attendersi un movimento di appiattimento delle curve dei rendimenti, inizialmente a partire dal tratto quinquennale.

Negli Stati Uniti, il rapporto di agosto sull’occupazione rende più probabile l’annuncio del QE3 al meeting Fed di questa settimana.

Sul mercato azionario, forte reazione positiva alla conferenza stampa di Draghi, con l’indice S&P 500 ed altri indici di paesi sviluppati che segnano nuovi massimi post-Lehman. L’annuncio cinese di nuova spesa pubblica per infrastrutture ha indotto il maggior rialzo dell’azionario cinese degli ultimi otto mesi.

Sul mercato dei crediti spread in riduzione generalizzata, per effetto della positiva accoglienza del piano di acquisti della Bce.

Sul mercato dei cambi, l’iniziativa di Draghi ha indotto la chiusura di alcune posizioni di copertura sui mercati globali. In particolare, si segnala l’indebolimento del franco svizzero contro euro ed il cedimento del dollaro. Il fatto che Draghi abbia enfatizzato che il programma OMT è finalizzato a rimuovere il cosiddetto “tail risk” (rischio di eventi negativi estremi) potrebbe innescare nuove operazioni di carry trade per soppressione della volatilità, con il dollaro che torna cioè ad essere valuta di finanziamento per investire su mercati rischiosi. Analogamente, il calo di event risk sull’euro è destinato a rafforzare nel breve termine la moneta unica nei confronti delle valute dei paesi produttori di materie prime, anche per effetto di condizioni di crescita globale piuttosto anemiche.

In settimana, materie prime pressoché invariate, con metalli di base in rialzo, compensato dal calo dei prezzi dell’energia. Nell’ultimo mese, oro in rialzo di circa il 10 per cento in dollari, verosimile indicazione di quanto il mercato stia scontando un nuovo episodio di easing quantitativo da parte della Fed, oltre all’incremento delle dimensioni del bilancio della Bce attese dalle operazioni OMT.

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