Argentina, prigione valutaria – 2

Continua l’ingabbiamento valutario dei poveri cittadini argentini. Ora è il turno delle restrizioni sui conti PayPal, utilizzati dalla popolazione per realizzare un arbitraggio tra il cambio ufficiale del dollaro e quello “realistico”, che si forma sul mercato nero. Finora gli argentini hanno sfruttato i margini di manovra aprendo due conti PayPal (con differente email di riferimento), da dove convertire pesos in dollari a cambio prossimo a quello ufficiale, oggi a 4,7, mentre l’informale è a 6,3 pesos per dollaro.

Le autorità argentine hanno quindi pensato bene di imporre ai residenti la possibilità di avere un solo conto PayPal (ma i controlli saranno realmente efficaci?). Quest’ultima genialata si affianca alle restrizioni all’import, dove il governo ha imposto una sovrattassa del 15 per cento a tutti gli acquisti effettuati all’estero (inclusi quelli via Amazon o eBay) e regolati tramite carta di credito o PayPal, ed all’acquisizione di valuta forte per turismo, già aspramente contrastata.

Motivo per cui un numero crescente di argentini si reca in Uruguay ed apre conti correnti in dollari, ottenendo immediatamente una carta di credito. I lavoratori autonomi alimentano in dollari, estero su estero, questi conti correnti evitando di subire la falcidie del folle protezionismo valutario argentino, e possono in seguito spendere in patria usando la carta di credito uruguayana.

Il Fondo Monetario Internazionale, nel frattempo, sta perdendo la pazienza con il sistema di statistiche economiche ufficiali di Buenos Aires, palesemente contraffatte (si pensi alla enorme sottostima dell’inflazione), e potrebbe a breve emettere una censura formale, potenziale prodromo all’uscita del paese sudamericano dall’organizzazione internazionale. E già sentiamo gli italici babbei rallegrarsi di ciò.

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