La spiacevole ma necessaria aritmetica dell’euro-pozzo senza fondo

Sul blog del think tank Bruegel una proposta dell’economista ungherese Zsolt Darvas sulla aritmetica del rapporto debito-Pil che ci sembra molto interessante, oltre che risolutiva del problema (per definizione), e che torna molto utile soprattutto nella giornata di oggi, in cui (pare) che la Troika abbia scoperto che, per dare alla Grecia un ulteriore biennio di dilazione nel rientro dal deficit servirebbero altri 15 miliardi di euro entro il 2014 ed altri 17,6 miliardi per il biennio 2015-2016. Perché il tempo è denaro, come noto.

Cosa propone Darvas, in estrema sintesi, rinviandovi al paper per approfondimenti? In soldoni (è proprio il caso di dirlo), appare ormai chiaro che la crisi ha raggiunto un tale livello di gravità che ipotizzare sconti sui tassi d’interesse praticati sui prestiti, in associazione con un moderato allungamento delle scadenze, non servirebbe a molto se non rinviare l’inevitabile resa dei conti.

Ecco perché serve cambiare logica, e trattare le erogazioni ai paesi in assistenza non più secondo la logica “obbligazionaria” ma secondo una di tipo “azionario” o comunque ibrido. Secondo Darvas, infatti, per impedire che la crisi determini (come avvenuto sinora) l’autoalimentazione del rapporto debito-Pil, occorre fare in modo che il costo delle erogazioni di salvataggio venga legato al tasso di crescita del Pil nominale.

Ciò significa tasso zero, allungamento consistente della durata del prestito e -soprattutto- indicizzazione dell’importo nozionale del prestito al Pil del paese assistito. In tal modo si eliminerebbe in radice la possibilità aritmetica che il rapporto debito-Pil si autoalimenti. Sulla base delle previsioni di crescita ufficiali disponibili (per quello che possono valere), una simile indicizzazione porterebbe il rapporto debito-Pil sotto il 100 per cento nel 2020 col beneficio aggiuntivo che, se il Pil crescesse oltre il previsto e comunque oltre il livello di partenza del prestito, i creditori sarebbero premiati ottenendo a scadenza un bonus di remunerazione pari alla percentuale di incremento del Pil nominale del paese in assistenza e risanato. Superfluo segnalare che, ottenuta la stabilizzazione macroeconomica del paese, anche la possibilità di fare cassa procedendo a privatizzazioni avrebbe maggiori probabilità di successo, innescando un circolo virtuoso di rapido abbattimento del rapporto di indebitamento.

E’ palese che una simile logica necessita di un drastico cambio di passo nella logica dell’assistenza finanziaria ai paesi in crisi, che dovrebbe avvenire nel quadro di una vera unione economica, fiscale e politica, tale da limitare i margini di free riding da parte dei governi locali, che in caso di mancata osservanza delle prescrizioni verrebbero esautorati da organismi europei che andrebbero tuttavia legittimati sul piano democratico.

E’ un’utopia? Può essere. Ma se non si viene a capo della elementare aritmetica alla base del rapporto debito-Pil, e della necessità di uscire da questa gabbia mortale che ci imprigiona, il futuro si prospetta molto gramo.

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