Macromonitor – 16/12/2012

Mercati rischiosi in ripresa e titoli di stato in ripiegamento in settimana, per effetto di migliori dati di attività da Stati Uniti ed Asia, e malgrado l’assenza di notizie positive sul fronte dei negoziati sul Fiscal Cliff.

La previsione di consenso resta quella di un accordo tra Congresso e Presidenza, questo mese o all’inizio di gennaio, per evitare una recessione indotta. Anche in questo secondo caso, è molto probabile che un effetto restrittivo sulla crescita si produrrà.

Al contempo, i recenti dati di attività economica su sussidi di disoccupazione, produzione industriale e vendite al dettaglio stanno uscendo meglio delle attese, con possibilità di indurre una revisione al rialzo delle stime di crescita del quarto trimestre negli Usa, e si affiancano a quelli provenienti da altre aree economiche (segnatamente Asia), in attesa di conoscere il pacchetto di stimoli del nuovo governo giapponese. Per il 2013 il tema d’investimento resta centrato sul ridimensionamento degli elevati premi al rischio sugli attivi rischiosi, a seguito di un recupero anche modesto del trend di crescita e di un’ulteriore espansione delle azioni di politica monetaria non convenzionale da parte delle quattro maggiori banche centrali (Fed, Bce, BoE, BoJ).

Tra le classi di attivi, si segnala la tendenza (soprattutto negli Stati Uniti) da parte delle aziende ad emettere obbligazioni societarie e destinare il ricavato al riacquisto di azioni proprie. Gli investitori, per contro, prediligono ancora i titoli di debito rispetto a quelli azionari, in termini di flussi di acquisti, verosimilmente perché preferiscono la bassa volatilità e ritengono che il quadro macroeconomico non sia ancora stabilizzato. Così facendo, i rendimenti continuano a calare. Il punto è capire a quale livello di rendimento gli investitori decideranno che i minimi sono stati toccati, e si sposteranno sull’azionario.

Sul mercato obbligazionario governativo, rendimenti in ripresa in settimana. L’introduzione da parte della Fed di una soglia numerica per le azioni di politica monetaria (disoccupazione ed inflazione) pare aver indotto gli investitori a ritenere che un tasso di disoccupazione del 6,5 per cento non sia poi così distante, anche se Ben Bernanke ha sottolineato che l’eventuale raggiungimento di tale soglia non implicherebbe l’automatica inversione di tendenza nella politica monetaria. Anche la Bank of England sta riflettendo su innovazioni di politica monetaria, con un dibattito (avviato dal prossimo governatore, il canadese Mark Carney) sulla possibilità di fissare obiettivi di Pil nominale anziché di inflazione.

I mercati azionari sono cresciuti ulteriormente in settimana, con l’indice globale MSCI solo un punto percentuale sotto il massimo di metà settembre.

Sul mercato dei cambi, l’anno si conclude con un ulteriore sostanziale allentamento monetario da parte delle banche centrali, una ripresa soddisfacente delle quotazioni azionarie ed un indebolimento del dollaro contro la maggior parte delle altre divise, eccetto lo yen, conseguenza largamente scontata della promessa di acquisti per almeno 1.000 miliardi di dollari da parte della Fed nel 2013, mentre giovedì prossimo la Bank of Japan aggiungerà verosimilmente altri 10.000 miliardi di yen (circa cento miliardi di euro) al piano già annunciato da 38.000 miliardi di yen. Anche se tali azioni non hanno indotto una crescita “normale” ma solo evitato il peggio, esse sono servite soprattutto per sostenere i prezzi della maggior parte degli attivi ed indebolire il cambio di dollaro e yen attraverso la minore volatilità da esse indotta, che a sua volta favorisce strategie di carry trade. La maggiore minaccia a queste dinamiche resta una ripresa dell’inflazione, che tuttavia al momento non appare all’orizzonte ma viene solo evocata.

In settimana, materie prime pressoché invariate, con guadagni nei metalli base ed energia compensati da forti ribassi delle materie prime agricole. Il gas naturale appare aver stabilizzato le proprie quotazioni, dopo i protratti ribassi successivi alla diffusione delle tecniche di fratturazione idraulica (fracking) che hanno condotto allo sviluppo di imponenti giacimenti di shale gas. Oggi, i prezzi bassi e l’offerta abbondante hanno avviato un aumento di domanda domestica da parte delle industrie energivore, sostenendo i prezzi in quello che potrebbe essere l’avvio di un trend rialzista.

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