Papà Weidmann, oppositore extraparlamentare

Lunga intervista del domenicale della FAZ al capo della Bundesbank, Jens Weidmann. Tutta da leggere, ma alcuni passaggi meritano evidenza, in particolare quello sull’unione bancaria.

Sulle radici della crisi – «Il cuore della crisi è localizzato nei paesi periferici: debiti delle famiglie in crescita inarrestabile, eccessivo debito governativo ed insufficiente competitività, che crea dubbi circa il fatto che quei paesi saranno in grado di gestire da soli l’onere del loro debito»

Sulla Spectre della speculazione – «Gli speculatori non sono il problema. Gli investitori in titoli di debito sovrano sono investitori tipicamente conservativi ed avversi al rischio, come assicuratori o fondi pensione. I loro timori sono giustificati da problemi che esistono realmente»

Draghi non è Greenspan, non cura l’ansia con la sola parola – «Dubito che Mario Draghi sarebbe eccitato a sentire questo confronto. Egli peraltro enfatizza costantemente che le riforme nazionali sono il fattore decisivo e che la politica monetaria [da sola] non è la panacea»

Perché la Bce non è la Bank of England o altre banche centrali nazionali – «Queste banche centrali comprano bond di alta qualità allo scopo di influenzare il tasso d’interesse privo di rischio nei propri paesi – il che è certamente uno strumento di politica monetaria. Tuttavia, la Bce non sta comprando alcun “bond di Eurolandia” a basso rischio: un simile bond non esiste. Invece, la Bce compra bond di singoli stati entro una unione monetaria – e non esattamente quelli di qualità massima»

Sulla unione bancaria ed il legame banco-sovrano – «Dobbiamo assicurarci, ad esempio, che il merito di credito dei sovrani non sia trasferito alle banche, minacciando in tal modo la stabilità finanziaria, come accaduto in precedenza, [e che l’unione bancaria non sia la mutualizzazione dei debiti sovrani attraverso la porta di servizio]. Ecco perché suggerisco di imporre un limite superiore al possesso di titoli di stato da parte delle banche – e che esse supportino tali titoli di stato, come accade per qualsiasi altro tipo di investimento, con accantonamento di capitale. Sfortunatamente, i policymakers sono stati molto silenti su questo argomento»

Perché io non mi dimetterò – «Ho grande rispetto per la decisione di Axel Weber. A differenza di lui, tuttavia, sapevo a cosa sarei andato incontro quando ho accettato questo incarico. E poi: se tutti i presidenti della Bundesbank scegliessero la strategia di “uscita”, che bene si otterrebbe da ciò? Essi continuerebbero a dimettersi, fino all’arrivo di uno yesman»

La crisi di fiducia nei politici, la fiducia della gente verso di me ed il mio ruolo – «Se la gente ha fiducia nella Bundesbank, questo è bene. Tuttavia, io sto solo facendo il mio lavoro e non sto cercando di diventare un eroe»

Papà Jens dorme la notte – «Ovviamente, sono guidato dai problemi di cosa attende l’Europa e di quale ruolo le banche centrali giocheranno in futuro. Tuttavia, riesco anche a fare uno stacco. Se non dovessi riuscire a gestire questo a casa, i miei figli mi ricordano che nella vita c’è più che la crisi dell’euro»

Deutsche Bundesbank President Weidmann attends the annual news conference in Frankfurt

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