Perché no a questa austerità – Risponde Alberto Bisin

di Alberto Bisin

Ringrazio Mario per la cortesia che mi offre discutendo prima in dettaglio un mio commento un po’ estemporaneo su Facebook e poi lasciandomi replicare sul suo sito. Ci sono molte punti, tra quelli che Mario fa, in generale e in questo post in particolare che mi trovano d’accordo. Ma sulla questione centrale no.

Fa sempre meglio definire le cose e quindi definiamola questa questione – spero di farlo correttamente:

Ha senso l’austerità in Italia oggi o è meglio evitarla e aspettare tempi migliori per fare le necessarie riforme?

La risposta a mio avviso è puramente logica. E quando si discute di logica è meglio evitare fronzoli inutili. Per questo, pur nella estemporaneità di un commento a Facebook, la metafora che ho suggerito era pensata con una certo tentativo di accortezza. La ripeto.

L’uomo che sta morendo di cirrosi ha bisogno del trapianto di fegato e fa fatica bestiale a smettere di bere, ma non è bene darglielo, il trapianto, se non ha smesso. E questo non in generale, ma perché sappiamo che l’alcol è addictive, cioè sappiamo con (quasi) certezza che se non smette prima non lo farà dopo (vedi George Best). L’Italia ha un sistema istituzionale, politico,…che tende agli eccessi di spesa. Lo sappiamo. Dire che oggi è dura smettere di spendere e chiedere il trapianto basato sulla promessa è semplicemente non credibile

La risposta di Mario scivola via, mi si permetta di dire un po’ troppo superficialmente. Vediamo perché. Dice così, Mario:

«A questa obiezione di tipo sanitario sarebbe anche troppo facile rispondere sulla stessa falsariga, dicendo che portare in palestra un soggetto gravemente denutrito implica un elevato rischio di morte del soggetto medesimo»

Cerco di spiegarmi. Passiamo pure alla metafora palestra, non fa differenza, la logica è la stessa. Ok, il malato rischia di morire senza cibo prima di andare in palestra. Ma se gli diamo il cibo poi non va in palestra (questo è il mio punto). Allora cosa facciamo, gli diamo il cibo o rischiamo? E’ possibile rispondere, diamogli il cibo; questa è la risposta che Mario preferisce. Ma se lo facciamo non abbiamo risolto nulla. Siamo daccapo. Ma, e qui casca l’asino, perché lo stavamo portando il palestra? Non era per sfizio; era che senza la palestra il paziente sarebbe morto (magari lentamente ma sarebbe morto). Allora dandogli da mangiare il malato muore. Non resta che il rischio di morire in palestra malnutrito; o invece magari ce la fa.

Ecco perché dico che Mario è scivolato via superficialmente: perché la sua metafora nasconde un punto cruciale che la mia evidenziava: che senza la palestra, non necessariamente oggi, ma ad un qualche punto, il malato muore.

La logica non lascia vie d’uscita, mi pare: o non è vero che il malato muore senza palestra; o non è vero che se lo ingrassiamo prima lui poi la palestra la evita. Altrimenti non resta che rischiare, che è quel che dico io.

Nel primo caso possiamo smettere di discutere: il paese sta ragionevolmente bene – certo un po’ di palestra farebbe meglio, ma anche così va tutto bene madama la marchesa. Il secondo è il punto della time inconsistency. Secondo me è fondamentale, ma è legittimo essere in disaccordo e sostenere che non è così, che questa volta sarà diverso, ché dopo mangiato andrà in palestra, stavolta.

Non mi pare sia questo che Mario sostenga, né il primo né il secondo caso. Ma allora? Io, come dicevo, non vedo altra logica. Allora lo si porta in palestra prendendosi il rischio (poi possiamo avere giudizi diversi su quanto elevato sia il rischio e il rischio dipende da che esercizi gli si fa fare, tagli di spesa o tasse, ma queste sono questioni di secondo ordine). La questione logica vorrei capire: da che parte esce il ragionamento di Mario? Il paziente non sta poi così male o stavolta è diverso?

Il resto dell’analisi di Mario è in larga parte condivisibile, secondo me. Certo, ci sono sfumature anche importanti su cui farei distinguo e precisazioni, ma il tutto è secondo ordine rispetto al problema logico fondamentale.

Mi si permetta infine di spingere la metafora un passo in là, più per gioco provocatorio che per altro, lo ammetto: nelle condizioni in cui si trova l’Europa oggi, non si tratterebbe solo di dar da mangiare al malato prima della palestra, ma si tratterebbe di farlo e di mandare il conto alla Germania, tacciandola poi di moralismo se avesse ritrosie nel tirar fuori la carta di credito.

Ma al di là del gioco, anche questo è un problema di secondo ordine. Non è importante chi paga, la questione è…per cosa?

E ritorno alla mia di metafora che secondo me rendeva meglio: siamo sicuri di voler dar da bere a George Best prima del trapianto? Perché l’abbiamo fatto ed è morto, lui col suo bel fegato nuovo di zecca.

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