L’Italia marcia a tappe forzate verso una costosa ma inevitabile transizione. Mentre le coorti dei «privilegiati» (in termini di protezioni lavorative e pensionistiche) andranno assottigliandosi, emergerà una forza lavoro estremamente flessibile e a basso costo, vale a dire priva di gran parte dei diritti di cui hanno beneficiato le generazioni italiane successive al dopoguerra.
Se si tratterà anche di una forza lavoro mediamente scolarizzata e istruita dipenderà soprattutto dalla capacità di preservare un sistema educativo e universitario in grado di competere con quello dei Paesi con i quali ci dobbiamo confrontare, oltreché di mantenere e rafforzare criteri di accesso all’istruzione sufficientemente egualitari. Ovviamente la gravità di questa crisi è destinata a lasciare cicatrici profonde.
La condizione lavorativa dei giovani laureati italiani è sempre più simile a quella dei non laureati: la prospettiva di impieghi sottoqualificati e sottoretribuiti rispetto all’investimento in capitale umano compiuto dalle famiglie è un potente disincentivo a proseguire il percorso formativo. Una tendenza che eserciterà un influsso negativo di lungo periodo sulla nostra crescita economica. – (La cura letale, pag.161)
La lenta agonia del paese che divorò se stesso
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