Cose che qualcuno vi aveva già detto

Nel caso di deterioramento della crescita economica ai paesi Ue sotto procedura per deficit eccessivo potrà essere concesso più tempo per riportare in ordine i conti pubblici. Lo ha scritto in una lettera ai ministri delle Finanze dei paesi dell’Unione europea il Commissario agli affari economici e monetari Olli Rehn.
“Se la crescita si dovesse deteriorare in maniera imprevista, il paese potrà beneficiare di una proroga nella correzione dell’eccesso di deficit pubblico, a condizione che abbia già fornito un programma di rientro dal deficit”, ha scritto il Commissario.
Non si tratta di una novità assoluta, “queste decisioni sono già state prese l’anno scorso nei riguardi della Spagna, del Portogallo e della Grecia“, ha precisato Rehn.

A parte quel sublime aggettivo, “imprevista”, posto accanto al deterioramento della crescita, la realtà pesta i pugni alla porta dell’Eurozona e dei suoi tanti dottor Stranamore, di cui il buon Rehn è il fedele trombettiere-ideologo. Perché a questo punto è del tutto ovvio che tutti sfonderanno i target fiscali, sia su base assoluta che (probabilmente) anche su base strutturale, cioè corretta per il ciclo economico. E’ solo un caso che oggi l’Armata Brancaleone nota come governo francese abbia preso atto della fucilata di ieri della propria Corte dei conti, che giudicava il mitologico 3 per cento di deficit-Pil non raggiungibile quest’anno, causa eccesso di ottimismo sulla previsione del Pil oltre che per effetto di una correzione eccessivamente squilibrata dal lato delle entrate, ma quello è altro discorso.

La Francia sempre più malato d’Europa, quindi, con PSA Peugeot Citroen che brucia cassa come un altoforno ed è sempre più prossima alla nazionalizzazione, le colluttazioni con Arcelor Mittal, Goodyear e molte altre imprese per impedire loro di chiudere impianti e recuperare redditività, e di proclami dell’allegra brigata Hollande-Montebourg-Moscovici, che tenta di fermare con i piedi un treno in corsa. Vedremo quali saranno le condizioni aggiuntive chieste alla Francia. Abbiamo il sospetto che saranno eccezionalmente blande, ma potremmo sbagliarci. Quello che appare del tutto evidente è che il paese transalpino, da qui ai prossimi mesi, rischia un clamoroso sgretolamento, da cui da tempo si manifestano i prodromi.

A parte questi dettagli, voi sapevate da tempo come sarebbe andata a finire, e anche quello che il prossimo premier italiano dovrà perseguire in Europa, dopo essersi tolto strane idee dalla testa. Nell’attesa, s’impone un moto di umana solidarietà per i due più grandi forecaster italiani, che stasera saranno lievemente contrariati. Ma possono ancora farcela, forse, vai con la macumba.

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