Siamo salvi, mes amis!

La notizia del giorno è l’andamento dello spread tra Francia e Germania sul decennale governativo, che oggi ha toccato nuovi minimi, a 49 punti-base. Come si spiega questo brillante andamento del debito sovrano transalpino, visto che il paese è in condizioni piuttosto sgarrupate, avendo una disoccupazione in doppia cifra, perdendo costantemente competitività rispetto alla Germania in Eurozona e fuori?

Come sempre accade in queste circostanze, in cui la lettura degli eventi non è intuitiva, fioriscono le ipotesi. Tra le più gettonate vi è quella dell’arrivo dei giapponesi, spinti dalla poderosa azione reflazionistica della propria banca centrale ad investire fuori dallo yen, su attivi ad alto rendimento. Naturalmente, non è necessario che siano effettivamente i giapponesi a comprare: è sufficiente che i mercati si convincano che ciò possa accadere ed ecco che la profezia si autoavvera, inclusi acquisti speculativi di euro, che infatti si è subito rafforzato contro dollaro, come se non fosse moneta espressione di un’area malsana ed insana.

Un’altra interpretazione, suggestiva ma problematica, la fornisce Paul Krugman in un post dal titolo provocatorio. Secondo il Nobel di Princeton, che sottoscrive la tesi di Joe Wiesenthal di Business Insider:

«I mercati sono giunti alla conclusione che la Bce non può né vuole permettere che la Francia esaurisca i soldi; senza la Francia non c’è euro. Quindi per la Francia la Bce è inequivocabilmente disposta a giocare una funzione corretta di prestatore di ultima istanza, fornendo liquidità. E questo significa che in termini finanziari la Francia si è unita al club dei paesi avanzati che hanno una propria moneta e perciò non possono esaurire i fondi – un club i cui membri hanno tutti costi di indebitamento molto bassi, più o meno indipendenti dai loro debiti e deficit»

La sequenza logica di Krugman non è chiarissima: messa così, pare che i mercati comprino debito sovrano francese perché convinti che la Bce abbia deciso che la Francia deve restare nel blocco “nobile” e sano dell’Eurozona, ad ogni costo. Ma dove sta scritto? Questo permetterebbe a Parigi di ritenersi esentata da correzioni di bilancio, e di ottenere continui rinvii al pareggio su base strutturale? Quindi le bacchettate a Parigi, tra gli altri, dei due esponenti tedeschi della Bce, Weidmann ed Asmussen, sarebbero solo un furbo gioco delle parti? Forse Krugman ha informazioni privilegiate, o forse inferisce molto. Resta il fatto che considerare la Francia membro honoris causa della parte nordica ed austeramente virtuosa dell’Eurozona vuol dire dover puntellare i francesi da qui a molti anni a venire, visto che la loro economia pare aver imboccato esattamente la traiettoria declinante seguita dalla nostra, costo del credito a parte. Siamo certi che i tedeschi siano così ben disposti e generosi?

C’è tuttavia il fatto oggettivo che la Francia non solo non viene sanzionata dai mercati per la propria posizione fiscale e macroeconomica, ma addirittura viene premiata. Sappiamo che già nel recente passato i francesi hanno beneficiato (verosimilmente) degli acquisti della banca centrale svizzera, ed ora potrebbero essere i felici destinatari di flussi di fondi giapponesi. Peraltro, con rendimenti molto bassi che non giustificherebbero simili acquisti se non in base alle motivazioni politiche di Krugman. Tornando alle quali, a noi sorge soprattutto una domanda: perché la Francia ha un simile status speciale e l’Italia no, visto che la dimensione ed il potenziale di devastazione della nostra economia è pressoché identico a quello francese? Non sarà perché siamo un paese ridicolo, con una classe politica imbelle? Su quello ci sono pochi dubbi, ma se salta l’Italia salta tutta Europa e non solo, e questo Krugman dovrebbe saperlo ed incorporarlo nella sua analisi, che stavolta appare un tantino frettolosa.

Francia10YR080413
Rendimento governativo decennale francese

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