L’inverno europeo continua

Rese note quest’oggi le previsioni economiche di primavera della Commissione europea. Il nome del rapporto è palesemente ironico, perché la lettura è semplicemente desolante.

Intanto, dalle previsioni di finanza pubblica emerge che Francia, Spagna ed Olanda mancheranno il target di consolidamento fiscale per l’anno in corso. Se questo è un non evento per Madrid, che ormai inanella rinvii su rinvii, il dato francese ed olandese deve far riflettere. L’Olanda è ormai in una situazione conclamata di scoppio di bolla immobiliare, secondo dinamiche non dissimili da quelle viste in Irlanda e Spagna. Un boom immobiliare spinto dalle banche e dalla negligenza dei regolatori pubblici, che non hanno mai ritenuto di intervenire sui requisiti di capitale di istituti che per molto tempo concedevano mutui con un loan-to-value (cioè il rapporto tra importo finanziato e valore dell’immobile) che toccava anche il 120 per cento, hanno condotto il paese al poco invidiabile record nel rapporto tra debito delle famiglie e reddito disponibile, oltre il 250 per cento.

Ora i prezzi degli immobili stanno cedendo vistosamente, e si stima che circa un quarto dei mutuatari siano “sott’acqua”, cioè si trovino in una condizione in cui il debito residuo eccede il valore di mercato dell’immobile. Le banche olandesi, un sistema in ampia parte nazionalizzato, hanno inoltre un disastroso rapporto tra prestiti e depositi, pari ad oltre il 180 per cento, che le rende estremamente vulnerabili alla eventuale perdita di accesso al mercato interbancario ed alla erosione della base dei depositi, ed espone direttamente il sovrano alle conseguenze. La disoccupazione, all’8,1 per cento, è raddoppiata in due anni, mentre i consumi sono in caduta libera anche per il forte deterioramento delle aspettative delle famiglie, che stanno quindi accentuando la componente precauzionale del risparmio. L’Olanda, nelle stime della Commissione Ue, avrà nel 2013 un deficit-Pil al 3,6 per cento ed un debito-Pil al 74,6 per cento. Il paese ha certamente ancora margini di manovra, ad esempio un enorme avanzo delle partite correnti (intorno all’8,5 per cento) ed un tasso di risparmio domestico di ben il 26 per cento, ma proseguendo su questa traiettoria il rating tripla A di cui gli olandesi si fregiano appare ad evidente rischio.

Della Francia si è già detto: il paese è sempre più fragile e vulnerabile, nel suo avvitamento di perdita di competitività. Quello che stupisce è la possibilità che Parigi riesca a portare a casa una proroga di ben un biennio nel percorso di consolidamento sotto il 3 per cento di deficit-Pil, almeno secondo quello che il commissario agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, avrebbe detto quest’oggi alla stampa. Naturalmente, tutto dipenderà dalle condizioni richieste per ottenere la proroga.

Quanto al nostro paese, il rapporto debito-Pil è ormai giunto al 130 per cento per effetto, come ben sa chi segue questo sito con regolarità, dell’effetto perverso di un costo medio del debito che eccede la crescita nominale del Pil. Se non si riuscirà ad invertire questa tendenza, saremo destinati al dissesto o all’esproprio dei patrimoni privati. Ma inutile ripetere sempre gli stessi concetti. L’Olanda, che ha un costo medio del debito pubblico molto basso, non rischia di avvitarsi con una dinamica simile alla nostra, ma per via indiretta: al crescere delle sofferenze bancarie sui mutui ed alla contabilizzazione delle perdite, crescerà l’esigenza di interventi pubblici di salvataggio aggiuntivo su un sistema bancario in ampia misura già nazionalizzato.

Per tenere basso il costo pubblico di tale salvataggio crescerà in parallelo l’esigenza di attuare dei bail-in, cioè di far partecipare pesantemente al conto anche i risparmiatori-investitori in titoli di debito delle banche olandesi, come già avvenuto per SNS Reaal. Del resto, non è un caso che il paese si sia dotato di una legislazione per i salvataggi bancari, e che quello stesso modello sia stato in seguito applicato dall’Eurogruppo, guidato dal ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, a Cipro. Ribadiamolo: quella olandese è una situazione di deflazione di debito potenzialmente esplosiva, pur se al momento mitigata da fondamentali molto robusti. Ma quanto a lungo resteranno tali?

Tornando alle previsioni di primavera, il rapporto segnala il rischio di peggioramento rispetto alle previsioni, come del resto accade sistematicamente dall’inizio della crisi. Un passaggio, poi, è profondamente irritante:

«In assenza di ulteriori riforme, gli altissimi livelli di disoccupazione in alcuni Stati membri potrebbero compromettere la coesione sociale e assumere carattere permanente. Più in generale, rimane fondamentale l’effettiva attuazione di misure e politiche di aggiustamento per rafforzare l’architettura dell’UEM e prevenire un riacuirsi della tensione nei mercati finanziari»

La domanda sorge spontanea: ma di quali riforme stiano vaneggiando, di grazia? Forse la possibilità di licenziamenti “a vista”, o la riduzione dei sussidi di disoccupazione come mossa disperata per fare cassa e raggiungere l’agognato pareggio di bilancio, che avverrà in un deserto radioattivo? Possibile non riuscire a realizzare che stiamo facendo esplodere il debito e distruggendo deliberatamente il tessuto connettivo della società europea con farneticazioni di questo tipo e che continua a mancare domanda, mentre noi giochiamo al piccolo chimico folle dal lato dell’offerta? Ma quando c’è la Fata Fiducia, c’è tutto:

«Le previsioni potrebbero anche dover essere riviste al rialzo grazie alla situazione favorevole del mercato finanziario o a un progresso più rapido del previsto dell’aggiustamento e delle riforme, che potrebbero permettere di riacquistare fiducia più rapidamente e di anticipare la ripresa»

Ma di quale fiducia stiamo farneticando? C’è qualcosa di insano prima che di malsano, in questa governance economica europea.

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