Dove l’Imu è realmente letale

Oggi sul Sole compaiono due articoli di Gianni Trovati sul maggiore onere Imu per capannoni, immobili strumentali aziendali, negozi e ristoranti. Perché da quest’anno scatta un nuovo aumento. E sono numeri raccapriccianti, per un paese la cui economia è già in ginocchio. Ma di questo, stranamente, non si parla.

Per i capannoni e per gli immobili strumentali aziendali il decreto Salva Italia di fine 2011 aveva già previsto un aumento dell’8,33 per cento per i valori fiscali di riferimento, portando il moltiplicatore da 60 a 65, dopo l’aumento del 20 per cento scattato lo scorso anno. Da quest’anno, inoltre, cambia il sistema di riserva statale nella destinazione del gettito. All’amministrazione centrale andrà infatti l’intero gettito prodotto dall’applicazione dell’aliquota standard del 7,6 per mille, ed i comuni non potranno in alcun caso concedere sconti selettivi a categorie di immobili ed attività produttive giudicati “meritevoli”, come invece accaduto lo scorso anno. In pratica, ciò significa che i comuni che lo scorso anno applicavano l’aliquota minima del 4 per mille, quest’anno dovranno tornare al 7,6 per mille, con un aumento del 106 per cento, e per reperire risorse proprie dovranno quindi spingersi sono al limite dell’aliquota massima del 10,6 per mille.

Sino allo scorso anno, invece, Stato e comuni si dividevano a metà il gettito prodotto ad aliquota standard. Da quest’anno ai municipi resterà, per compensazione, il gettito Imu sulle abitazioni, ma questo causerà comunque distorsioni e problemi di gettito ai comuni in cui vi è alta incidenza dei capannoni industriali o, nelle zone turistiche, di strutture alberghiere, che appartengono alla stessa categoria catastale dei capannoni. Considerazioni ed onerosità analoghe valgono per uffici e negozi.

Il combinato disposto di queste due modifiche (aumento del coefficiente moltiplicativo e variazione della riserva statale sul gettito) porterà ad un acconto Imu del 17 giugno di portata devastante. Un calcolo contenuto nel pezzo di Trovati parla (anzi, urla) da solo:

«(…) un capannone di 2mila metri quadrati in un’area industriale milanese a giugno 2012 ha versato quasi 12.100 euro, con un’impennata dell’82,4% rispetto a quanto chiedeva l’Ici. Il conto da pagare nelle prossime settimane sale invece oltre quota 18.250 euro, con un nuovo aumento del 51,1% rispetto a 12 mesi fa e un super-aumento del 175,6% rispetto ai tempi della vecchia Ici»

Il tutto considerando che capannoni ed alberghi (ed ovviamente anche uffici e negozi) non dovrebbero essere ritenuti “patrimonio” in senso stretto, essendo investimenti d’impresa, cioè beni strumentali alla produzione del reddito, che a sua volta viene tassato. Eppure, i nostri eroi insistono: è l’Imu sulla prima casa la chiave di volta per la “scossa” ai consumi ed alle aspettative delle famiglie. Da cosa derivi questo convincimento, resta un mistero avvolto in un enigma. E mentre noi dibattiamo su questa idiozia (ma abbiamo terminato, almeno chi scrive, perché la materia ha sinceramente stancato), le attività produttive vengono schiantate, una ad una, da credit crunch e fiscalità. E la base imponibile si restringe inesorabilmente, aprendo nuovi buchi. Ci avevate pensato? Ma è giusto che questa inarrivabile stupidità abbia la punizione che merita, alla fine.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!