Che significa essere un paese in crisi fiscale – 2

Come ci informano le agenzie di stampa, salta l’introduzione dell’accisa per le sigarette elettroniche. Ma per coprire un emendamento al decreto debiti P.A. arriva un mini taglio da 15 milioni al fondo calo tasse, riduzioni per alcuni ministeri e, dal 2015, un calo dei fondi per l’editoria (17,35 milioni) e per i paesi in via di sviluppo (20 milioni).

Avete capito bene, taglio al fondo calo tasse. Quanto alla introduzione delle accise sulle sigarette elettroniche, è solo questione di tempo: i tabaccai scalpitano per recuperare il fatturato perso, e lo stato sta lentamente prendendo consapevolezza che il gettito da accise sul tabacco è in calo, e qualcosa bisognerà pur fare, alla fine, no? In mattinata, i relatori al decreto legge sulla P.A. avevano presentato un emendamento che aumentava le tasse per birra, bevande alcoliche ed alcool etilico, ma la proposta non è andata ai voti ed è stata ritirata. Le risorse servivano a coprire alcune misure relative agli enti locali e valevano 58 milioni di euro nel 2013 e 96 milioni nel 2014.

Si continua quindi a tentare di affrontare problemi di portata drammatica utilizzando asfittici mezzucci di copertura di stampo andreottiano. E’ la condanna di un paese guidato pro-tempore (si fa per dire) da un governo nato morto e da una classe politica di zombie. Ci vuole pazienza, prima o poi finirà, in un modo o nell’altro. Nel frattempo, possiamo sempre ingannare il tempo sognando di togliere l’Imu sui capannoni e sulle attività produttive, oltre che sulla prima casa. Sono solo una dozzina di miliardi annui, in fondo. Mettendo un’accisa sui commenti dei retroscenisti o sui talk-show politici dovremmo riuscire agevolmente a coprire l’onere.