Che significa essere un paese in crisi fiscale – 3

A dirla tutta, il titolo di questo post è una lieve forzatura. Quello più appropriato doveva essere, wertmüllerianamente,  “Che significa essere un paese con una classe politica schifosamente cinica ed economicamente analfabeta, avvezza a vendere il Colosseo ad un elettorato di gonzi recidivi“. Anche da una secchiata di realtà gelida come quella che stiamo per segnalarvi si evince che agli italiani servirebbe davvero una banca centrale impegnata a stampare moneta e lanciarla sulle folle festanti.

Eppure la soluzione era a portata di mano, dannazione:

Cinque anni di detassazione e decontribuzione per i neo assunti, via lo Statuto dei Lavoratori per varare lo Statuto dei Lavori. Lo propone il segretario del Pdl, Angelino Alfano, durante una conferenza stampa nella sede del partito insieme a Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Annagrazia Calabria e Andrea Augello. “L’azzeramento per cinque anni della tassazione sui contratti di apprendistato – spiega – e più in generale sulle prime assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, favorendo così con vantaggi fiscali per 3 anni le imprese giovani, cancellando progressivamente il fattore lavoro dal calcolo dell’Irap, riducendo il premio Inail in base alla diminuzione degli infortuni e al criterio del bonus malus” è la proposta del Pdl secondo il quale bisogna quindi “buttare a mare” la riforma Fornero, “recessiva” sul piano occupazionale. Ribadendo la proposta di Berlusconi, Alfano spiega che le coperture degli 80 miliardi necessari a finanziare la proposta deriveranno per il Pdl dalla diminuzione della spesa pubblica (Ansa, 11 febbraio 2013)

Visto? Era già tutto previsto, bastava “diminuire la spesa pubblica”! Perché non averci pensato prima, magari nei lunghi anni in cui il Pdl governava con maggioranze numericamente amplissime? Che poi, con un piccolo sforzo, si sarebbe anche potuti uscire dall’asfittico recinto dei contratti di apprendistato. Gettiamo il cuore oltre l’ostacolo, orsù:

”I dati terribili che giungono dal Ministero del welfare confermano che l’unica via credibile e praticabile per creare nuovo lavoro e determinare uno choc positivo in termini di nuova occupazione consiste nell’adozione della proposta Berlusconi lanciata nel corso dell’ultima campagna elettorale. Una sorta di detassazione totale: zero tasse e contributi per 5 anni per le nuove assunzioni a tempo indeterminato a favore di giovani, cassintegrati e disoccupati”. Lo afferma Daniele Capezzone, coordinatore dei dipartimenti Pdl. ”Solo così – aggiunge – potremo invertire una rotta che appare sempre più preoccupante e grave” – (Ansa, 7 aprile 2013)

Vado pazzo per i piani ben riusciti. Il problema è avere sempre tra i piedi questi tecnici disfattisti e pure saggi:

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha illustrato ieri in Senato gli indirizzi generali che seguirà il suo dicastero riassumendo in pochi, crudissimi dati, lo stato del nostro mercato del lavoro: 3 milioni di disoccupati ufficiali, altri 3 tra scoraggiati e sottoccupati involontari, 2 milioni di Neet, un tasso di disoccupazione tendenziale oltre il 12% con 635mila giovani senza impiego ed il 38% sul totale di chi lo cerca; il 10% della platea 15-24 anni). Numeri che non lasciano spazio a incertezze, che escludono «soluzioni overnight» e che vanno invece affrontati «con un pacchetto di misure realistico – ha spiegato Giovannini – perché dobbiamo avere chiaro che la dimensione del problema è tale che non può essere risolta attraverso la sola defiscalizzazione o decontribuzione». Anche perché «le risorse necessarie, in questo caso, sarebbero incompatibili con i vincoli di bilancio» (Il Sole 24 Ore, 15 maggio 2013)

Ehi, un momento: che significa “incompatibili con i vincoli di bilancio”, ministro? Non ha letto Capezzone ed Alfano? Che fa, rema contro? Basta tagliare la spesa pubblica per ottanta miliardi di euro, no? E poi altri 24 miliardi per l’Irap ed altri 15 per l’Imu. Che saranno mai 120 miliardi di euro di coperture? Coraggio, procedete. Per un nuovo, grande Orto dei Miracoli italiano.

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