Imu e lavoro ai giovani, propaganda o autoinganno?

Sul Formiche.net, testata online diretta da Michele Arnese, intervista di Francesco De Palo al vostro titolare sul tentativo del governo Letta, a metà tra il disperato ed il patetico, di eliminare l’Imu sulla prima casa (spoiler: non accadrà, perché nella migliore delle ipotesi sarà solo una redistribuzione del carico fiscale) e di rilanciare l’occupazione, giovanile e non, utilizzando alcune misure marginali di incentivazione fiscale e normativa (ad esempio sui contratti a tempo indeterminato in parziale riforma della legge Fornero). Nel frattempo, scoppia lo psicodramma sull’aumento Iva, servono due miliardi per evitare il rialzo al 22 per cento dell’aliquota ordinaria, nel secondo semestre dell’anno. Non pare una cifra imponente, eppure ci si scervella per capire se e come reperirla. Un giorno rideremo, di questi grotteschi spasmi.

Stimolare i consumi o incentivare le imprese. Come trovare la ricetta anti recessione?
Stiamo assistendo agli effetti, palesi e manifesti, di una crisi fiscale di portata gravissima che attanaglia il nostro Paese e peggiora con il passare del tempo. La crisi economica è data dalla assoluta carenza di domanda. Inoltre è molto difficile pensare di poter stimolare i consumi per via fiscale, innanzitutto perché non è detto che sia efficiente, secondariamente perché mancano le risorse. Per cui si continua a dibattere e a dibattersi imprigionati in una situazione che, allo stato attuale, è difficile possa essere significativamente invertita, a mio giudizio. Ed è anche difficile che si riesca solo a contrastare l’ulteriore deterioramento congiunturale.

Quali sono stati i maggiori errori del governo Letta?
In realtà vedo un’enorme perdita di tempo con dibattiti e polemiche politiche improduttive e sterili, con proposte di interventi fiscali che nella migliore delle ipotesi avranno un impatto assolutamente trascurabile sul livello di attività economica e sulla preservazione del mercato del lavoro. C’è un gran parlare sul nulla, perché fintanto che non vi sarà un impulso di domanda aggregata proveniente, ad esempio, dall’Ue con programmi veri e propri di stimolo, vedo veramente difficile la possibilità di uscirne autonomamente.

Ma se a produrre merci sono sempre in meno e diminuiscono anche i cittadini in grado di acquistare, anche alla luce della crisi greca, non sarà il caso di tentare altre cure?
Ciò che sta avvenendo in questo momento è difficilmente reversibile. Siamo in condizioni differenti da quella greca, perché abbiamo una base patrimoniale delle famiglie molto importante, da cui il fisco attingerà, oltre ad una base produttiva manifatturiera altrettanto rilevante. Mentre la Grecia no. Ma non si può invertire la tendenza, perché vi sono similitudini con Spagna, Portogallo e ora anche la Francia con un deterioramento abbastanza vistoso. Il problema è che ben pochi sanno cosa fare. La somma degli errori accumulati nel passato rende l’inerzia del sistema molto alta, quindi difficilmente reversibile. Per questo dico che la crisi si presenta e si prospetta non breve, ma ancora particolarmente dolorosa.

Via l‘Imu, si avvicina l’aumento dell’Iva: è una trappola?
Certo. E ciò che giudico grottesco, indisponente e irritante è il modo con cui la politica comunica tali misure. Innanzitutto non sappiamo se l’Imu sulla prima casa sarà effettivamente eliminata e recuperare risorse è un’opera improba. Poi il governo ha dovuto assoggettarsi al diktat del Pdl, che ha presentato in modo cinico una misura che pesa sulle famiglie per 225 euro annui come se fosse un proiettile d’argento. Eliminato il quale vi sarebbe stato un boom dei consumi. Una sciocchezza, perché le famiglie si trovano in una condizione di reddito calante, derivante dal peggioramento del mercato del lavoro e dall’aumento della disoccupazione. Le banche prestano poco perché devono ridurre il proprio livello di indebitamento, con una situazione di credit crunch. Sentire Brunetta dire che senza l’Imu si stabilizzerebbe il livello dei consumi per le famiglie, non so se fa più ridere o piangere: se è analfabetismo economico o assoluto cinismo.

Il ministro Giovannini promette 12 miliardi per staffetta, contratti e pensioni flessibili. Che ne pensa?
Ammesso che quei soldi si trovino, il ministro ha detto una cosa molto giusta nei giorni scorsi: l’occupazione non si crea per decreto, e soprattutto in questo momento stiamo soffrendo per un’assenza di domanda. Per cui possiamo anche tentare di abbattere selettivamente il costo del lavoro, ad esempio per giovani e disoccupati di lungo termine, ma verrebbe da chiedersi: se il cavallo non beve, come si fa? Non dimentichiamo che stiamo comunque muovendoci all’interno di un sistema fiscale dove non vi sono soldi. Le proposta di attuare un fermo, tra un contratto a termine e l’altro, sono dei pannicelli caldi. La staffetta generazionale, dove genitori in part time lasciano il posto ai figli, è una misura estremamente costosa proprio sul piano della copertura contributiva. Non si sa più se è propaganda o autoinganno.

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