L’Iva sul tafazzismo

Oggi sul Sole c’è un pezzo di Marco Rogari sulla caccia al tesoro (o al Tesoro) per reperire il miliardo di euro necessario per scollinare l’estate senza aumentare l’Iva. Le ipotesi di copertura, come emergono da indiscrezioni di fonte ministeriale, sono semplicemente dadaiste, e meritano quindi di essere segnalate.

Intanto, i buoni propositi: la copertura del rinvio Iva dovrebbe derivare da tagli di spesa per almeno il 50-60 per cento del fabbisogno. Che detta così sembra una presa per i fondelli: perché rinviare aumenti di imposte se la copertura del fabbisogno verrebbe fatta con altri aumenti di imposta? Buona domanda. Tra le ipotesi di copertura, però, ve n’è una che speriamo sia uno scherzo: si tratterebbe del cosiddetto “tesoretto da spread”, cioè del risparmio di interessi sul debito pubblico rispetto a quanto contabilizzato dal governo Monti.

I più vispi tra voi avranno già intuito che questa copertura non è un taglio di spesa né un aumento di entrate, ma semplicemente una sorta di “insussistenza attiva”. Il problema è che, in questo paese in bancarotta, lo stato allucinatorio fa vedere tesoretti ad ogni angolo di strada. Sempre i più vispi tra voi avranno inoltre notato che i rendimenti sui titoli di stato sono in vistoso rialzo da qualche settimana, per l’effetto-Fed. Il Btp decennale è arrivato intorno al 4,8 per cento, un punto pieno rispetto ai recenti minimi di rendimento, e la tendenza non appare transitoria. Ha senso spendersi qualcosa (i minori interessi sul debito) che con alta probabilità dovremo restituire con gli interessi, per usare uno scadente gioco di parole?

Altri recuperi di risorse verrebbero dalle cosiddette “risorse dormienti”, tra cui molto suggestiva è quella relativa alla costruzione della celeberrima autostrada libica, che Gheddafi ha chiesto per quasi un quarantennio ai governi italiani e che aveva ottenuto da Berlusconi, prima dell’insurrezione che lo avrebbe portato alla morte. Questa piega di bilancio è peraltro già stata utilizzata dal governo Letta per il decreto di sospensione dell’Imu ed il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga ma forse qualcosa è rimasto, rovesciando la fodera della tasca.

I veri “risparmi di spesa”, invece, potrebbero venire dalle voci dei ministeri legate al conto capitale, in particolare quello infrastrutturale. Che poi è quello che accade in questo paese da sempre, almeno dal celebre “risanamento” di Prodi e Ciampi fino al “salva Italia” di Monti: il blocco della spesa per investimenti, che è spesa non nata e come tale facilmente sopprimibile, a differenza di quella corrente. Da ultimo, le indiscrezioni ipotizzano l’ennesima riedizione del “Piano Giavazzi” sulla revisione degli incentivi alle imprese. Peccato che, ove mai venisse applicata, questa ormai stucchevole revisione dovrebbe tradursi in riduzione del cuneo fiscale, non certo per rinviare di tre mesi l’aumento dell’Iva. Ormai siamo all’impazzimento conclamato. Senza considerare che i sussidi alle imprese continuano in realtà a proliferare in nuove forme, anche in queste ore.

Se tutto questo voodoo dovesse fallire, resterebbero sempre le care vecchie accise, con probabile manovra su alcolici e sigarette (incluse quelle elettroniche, che ormai sono oggetto della cupidigia governativa, e che presto entreranno a passo trionfale nei circuiti del contrabbando). Quindi, si sospenderebbe una imposta indiretta per tre mesi, usando inasprimenti di altre imposte indirette per finanziare la sospensione. C’è da dire che le accise tendono ad insistere su una domanda relativamente più inelastica di quella colpita dall’aliquota Iva ordinaria (almeno in prima approssimazione), quindi il gettito potrebbe essere relativamente “garantito”.

Più in generale, considerato che le coperture al “decreto del fare”, che sono complessivamente modeste, verranno in misura preponderante da nuove entrate, c’è motivo di pessimismo anche per questa operazione-Iva, che ha assai meno senso perché limitata probabilmente ad un trimestre ma che creerà nuovo caos nella gestione della selva di micro-entrate e micro-tributi destinati a diventare permanenti come l’addizionale alle accise per finanziare la guerra di Abissinia.

Così non si va da nessuna parte, signori. Ma ci piacerebbe comunque vedere all’opera la sapienza contabile delle teste fini del Pdl, in primo luogo di Renato Brunetta, nel proporre una serie di ipotesi di copertura serie ed attuabili. Così, per capire se esiste volontà politica di incidere sul reale (spoiler: non c’è), ed evitare misure bipartisan ad alto tasso etilico come quella proposta dallo stesso Brunetta in tandem con Stefano Fassina, relative ad emettere altri 20 miliardi di debito da rimborso alle imprese per generare fatturazioni che produrrebbero Iva nella misura necessaria.

Ma siccome, come vi diciamo da tempo, unico obiettivo di questi personaggi è arrivare a nuove elezioni per potersi prendere tutto il cumulo di macerie senza doverlo dividere con i paladini della lotta agli F-35, avremo il rinvio di un inasprimento di imposte con corrispondente aumento di imposte.

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