Un default, presto. Grillo lo vuole

Giorni addietro vi avevamo segnalato le lievi contraddizioni di Beppe Grillo sullo spinoso tema dello stock di debito pubblico, che il nostro eroe schiamazzante oggi è ansioso di sottoporre a default prima che “le banche tedesche e francesi” (sempre loro) ci costringano a ricomprarlo e poi a fare default. Da qui la richiesta di bussare all’odiato ESM per avere i soldi degli aiuti, anche se qualcuno dovrebbe informare Grillo che i default, in tali erogazioni, non sono necessariamente contemplati, semmai il contrario. Ma passi. Ieri il Nostro ha allargato l’orizzonte, con un post talmente infarcito di inesattezze logico-fattuali da farci sospettare l’effettiva esistenza delle scie chimiche. Proviamo a segnalare questi sfondoni, uno ad uno. Non sarà facile, e sicuramente avrete di meglio da fare. A vostro rischio, quindi.


Grillo commenta, in base alla sua nota ed indiscussa capacità elaborativa e di congiunzione dei puntini, alcune “notizie” che ha reperito. Sono queste:

Prima notizia – I tassi stanno salendo, perché la Fed ha smesso di “stampare” moneta. Secondo Grillo,

«L’economia americana è ripartita a tal punto da non richiedere più il sostegno della Fed che ora è preoccupata di frenare l’inflazione»

Non esattamente. Tutto il dibattito in corso verte proprio sulla effettiva consistenza della ripresa americana, di cui molti osservatori dubitano. E la Fed non è esattamente preoccupata di “frenare l’inflazione”, visto che si sta verificando l’opposto, cioè una preoccupante disinflazione, non solo americana. La Fed, al limite, può essere preoccupata di evitare che politiche monetarie non convenzionali causino nuove bolle, ma questo Grillo non lo dice. Ma sono dettagli.

Seconda notizia – Il deflusso di capitali dai paesi emergenti costringerà questi ultimi ad alzare i propri tassi, ed anche per questa via il nostro paese subirà una pericolosa concorrenza. Può essere, ma il nostro paese non è un emergente (non ancora, almeno), e ciò significa che gli investitori internazionali guardano le differenze di struttura economica, quando allocano capitale. Ma anche questi sono dettagli.

Terza notizia – In Eurozona c’è grossa crisi, e Grillo ci fa Tarzan con le liane dell’inferenza. Pronti? Via:

«Mentre l’Italia sta decidendo il da farsi con annunci propagandistici, gli altri Paesi non solo hanno chiesto aiuti, ma stanno già rinegoziando le condizioni di tali aiuti, in sostanza la ristrutturazione del loro debito»

Ma quando mai? Grillo è ossessionato dal concetto di “ristrutturazione del debito”, che evidentemente non padroneggia appieno. Se lo padroneggiasse saprebbe che, allo stato attuale, nessun paese, ad eccezione della Grecia, ha fatto default (cioè ristrutturato) il proprio debito, limitatamente peraltro alla porzione detenuta da privati (PSI, Private Sector Involvement). E’ vero invece che paesi in assistenza della Troika, Grecia inclusa, hanno ottenuto l’abbattimento del tasso sul debito erogato a seguito di salvataggio ed un allungamento delle scadenze di rimborso di tale debito. Ma non si tratta di titoli di stato, si badi, bensì di prestiti internazionali. E’ ormai evidente che Grillo vuole la Troika in Italia, e l’azione di quel ESM/MES che lui ed i suoi denunciano un giorno sì e l’altro pure come il mostro che distruggerà la nostra civiltà plurimillenaria. Però Grillo vuole l’intervento del ESM/MES. Bizzarro. Anche se a qualche seguace di Grillo il concetto è sfuggito, avere la Troika e l’ESM/MES non è garanzia automatica di condizioni stracciate sui prestiti ottenuti. Andiamo avanti:

«Cipro ha chiesto di ridiscutere il suo salvataggio di 17,5 miliardi di euro che include la tassazione sui depositi bancari»

Uhm, no. Il governo cipriota non ha chiesto nulla di ciò. O meglio, si è rimangiato la richiesta. Noi invece (sia detto per piccolo e polemico inciso) siamo ancora in attesa che Cipro lasci l’euro.

«Se si aggiunge la probabile ristrutturazione del debito in Argentina, la parola tanto temuta in Italia: “ristrutturazione del debito” è all’ordine del giorno. Ristrutturare il debito, quindi deprezzare i nostri titoli di Stato e farlo ora, il più presto possibile, per l’Italia significa scaricare il 35% delle perdite all’estero Attendere che tutto il debito sia in mano italiana, facendolo comprare alle nostre banche, prima di ristrutturarlo vuol dire fare un enorme favore alla Germania e alla Francia che ne posseggono una gran parte, non certo agli Italiani che si troverebbero a sostenere tutte le perdite, esattamente come successo ai greci»

Scusate, ma che minchi@ c’entra la “probabile ristrutturazione del debito in Argentina”? A parte ciò, “scaricare il 35% delle perdite all’estero”, in caso di ristrutturazione/default sul nostro debito, significa che il 65% di quelle perdite finiscono in testa agli italiani. Ganzo, no? E il debito pubblico italiano non finirebbe comunque “tutto in mano italiana”, semplicemente perché le nostre banche non hanno intenzione né possibilità alcuna di comprarselo tutto. E quanto al fatto che saremmo noi italiani a “sostenerne le perdite, esattamente come successo ai greci”, è una lieve imprecisione: Grillo sa che molti investitori internazionali, incluse “banche tedesche e francesi” e addirittura il fondo sovrano petrolifero norvegese, sono stati colpiti dal doppio default sui titoli di stato greci? Ah, ultima cosa: la ristrutturazione/default del nostro debito sovrano renderebbe insolvente l’intero nostro sistema bancario. A quel punto che faremmo, signor Grillo? Ah si, dimenticavamo: chiediamo i soldi alla Troika.

Quarta notizia – Si tratta della bozza del tortuoso percorso verso l’unione bancaria europea. Scrive Grillo:

«Quando lo stanziamento di 60 miliardi di euro per ripulire i bilanci delle banche sembrava acquisito con l’Unione bancaria, i partner europei si sono arenati. La Germania pretende che prima di attingere al salvadanaio europeo ogni governo contribuisca con il 20% del costo e le banche delle singole nazioni aumentino il patrimonio con la conversione di strumenti di debito in titoli propri o la imposizione di perdite che potrebbero includere i depositi bancari. Se ipotizziamo 20 miliardi di euro per “ripulire” le banche italiane, arrivate a 140 miliardi di euro di sofferenze (ndr; crediti difficilmente o non esigibili), significa che la metà dovrà metterla l’Italia tra governo centrale e privati»

Allora: le sofferenze del sistema bancario italiano sono pari a 133 miliardi al lordo delle riserve per perdite su crediti, iscritte nei bilanci delle banche. Al netto di quelle, siamo a circa 66 miliardi di sofferenze. Che sono certamente molti ma sono un pelino meno di 140 miliardi. Ma come arriva Grillo a dire che, se le nostre banche venissero ricapitalizzate dal ESM/MES per 20 miliardi, “la metà dovrà metterla l’Italia tra governo centrale e privati”? A parte che il 20 per cento di contributo sovrano è derogabile in base a valutazione caso per caso, ma Grillo non dovrebbe preoccuparsi: gli obbligazionisti bancari privati prenderanno la perdita da svalutazione (writedown). In fondo, anche quella è una “ristrutturazione”, quindi a Grillo dovrebbe piacere, no? Però non precorriamo i tempi, vediamo se il Leader ci illumina sviluppando il concetto. Oh, ecco qui:

«La Spagna ha ottenuto sostegni europei per 100 miliardi di euro per le banche in difficoltà. L’Italia è inerte»

Uhm, no. La Spagna ha ottenuto 100 miliardi di euro di “sostegni europei” me ne ha utilizzati 40, e pare avere tutta l’intenzione di farsi impalare, piuttosto che “tirare” gli altri 60 miliardi o parte di essi. Ammesso e non concesso che Schaeuble e soci li concedano davvero. Ma quello che Grillo non capisce è che questi sono soldi che vanno sul groppone del debito sovrano spagnolo, cioè dei contribuenti spagnoli. Dobbiamo dare merito di ciò al governo Rajoy? O piuttosto si è trattato di una non-scelta, a causa della gravità della situazione? Ancora:

«Aspettando Godot, l’Italia avrà come unico risultato l’aumento del costo del suo salvataggio che sarà fatto interamente sulla pelle dei cittadini. Come? E’ quello che stanno decidendo. Se con una mega patrimoniale, con un’ulteriore austerity o mettendo le mani sui depositi bancari. Chi è responsabile al governo di una strategia così miope? C’è qualcuno a Palazzo Chigi?»

Scusi, Grillo, ma lei vuole la “ristrutturazione” del debito pubblico italiano, al 65 per cento in mano a residenti italiani. Cioè vuole il default, ne ha una fregola matta. Ma default del debito vuol dire che quel debito viene decurtato di valore. Di quanto? Facciamo venti, trenta, quaranta per cento? O sessantacinque, come quello Argentino nel 2001? Quelli sono soldi rubati ai residenti italiani. E lei, Grillo, che invoca disperatamente quel default, “per scaricare sulle banche tedesche e francesi il 35 per cento del nostro debito pubblico”, facendo come un Tafazzi che decidesse di percuotersi con perizia un solo testicolo anziché due, viene a paventare “una mega patrimoniale, una ulteriore austerity” o che tutto possa finire “mettendo le mani sui depositi bancari”? Ma scusi, esimio Grillo, decurtare i Bot ed i Btp di una famiglia di un terzo e più del loro valore è meglio che “mettere le mani” sui depositi bancari? Solo per sapere, abbia pazienza, noi siamo un po’ indietro e/o lei è troppo avanti.

E quanto alla “manovra da aggiustamento da almeno venti miliardi”, che “potrebbero raddoppiare” (e perché non decuplicare, o centuplicare?), a causa del peggioramento della congiuntura, spetterà al governo italiano ed al buon senso dire di no, perché non si possono riempire buchi causati dalla recessione. Persino i tedeschi e la commissione europea stanno iniziando a familiarizzare con questo concetto di deficit corretto per il ciclo economico, pensate un po’. Grillo non ancora, perché è troppo impegnato con le sue adorate “ristrutturazioni di debito”. Ma bisogna capirlo: lui ha bisogno che il paese crepi, e crepi il prima possibile, per poter dire che lui l’aveva detto e magari prendere qualche voto in più, che non gli arriverà comunque.

Quello che appare sempre più evidente è che le teorie economiche di Grillo sono talmente confuse da rendere verosimile la fiction berlusconiana sui complotti della Bundesbank (o della Deutsche Bank, vi faremo sapere). Quando il M5S si sarà vaporizzato, per mano degli elettori, sentiremo la mancanza di questo cabaret.

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