Illusionisti sotto copertura

Il vice premier nonché ministro dell’Interno nonché segretario del Pdl, Angelino Alfano, nei giorni scorsi ha ribadito la fantasiosa missione del suo partito all’interno della compagine governativa. In realtà , il Pdl sta solo reiterando l’approccio “smoke and mirror” che da sempre caratterizza l’azione berlusconiana al governo di questo disgraziato paese, e peraltro in questa circostanza con cicaleccio ininterrotto tra poliziotti buoni e poliziotti cattivi della finanza pubblica. La realtà continua a stare altrove.

Disse dunque Alfano:

«Siamo la sentinella antitasse del governo e lavoriamo perché le tasse non aumentino e la prima tassa a non dover aumentare adesso è l’Iva»

Si ripropone, quindi, lo stesso penoso teatrino visto sull’Imu, con i pidiellini nel ruolo dei Grover Norquist de noantri. Di Alfano abbiamo già detto, più volte: il soggetto non appare particolarmente vocato a identificare le vere coperture delle manovre adottate, e non alza la manina neppure quando vengono approvati provvedimenti che alzano la pressione fiscale. Un vero conservatore fiscale dovrebbe gridare alla truffa ogni qualvolta si utilizzano le accise per coprire nuove spese, ma evidentemente il nostro Angelino non ha il quid neppure per comprendere quello che accade intorno a lui.

Eppure, gli basterebbe consultarsi col capogruppo pidiellino alla Camera, il luciferino Renato Brunetta, quello che appena sveglio grida “Se succede questo cade il governo! Se succede quest’altro cade il governo!”, e poi il governo Torre di Pisa del pisano Enrico Letta è sempre là, forse perché, in tutto questo teatrino, di pisano ci sono soprattutto i celebri ladri.

Brunetta, si diceva: al professore non sfugge nulla, quando si tratta di crocifiggere Fabrizio Saccomanni, visto soprattutto come usurpatore alla scrivania di Quintino Sella. Ma a Brunetta non la si fa, soprattutto quando si parla di coperture. Giorni addietro Saccomanni è stato bacchettato dal professore veneziano per aver osato dire che, nel breve periodo, i margini di manovra sui tagli di spesa sono e restano limitati. Tuona quindi Brunetta:

«Che consistenza ha quindi la frase “le possibilità di operare nuovi tagli di spesa nel comparto pubblico sono via via limitate”? Certo: se si persegue la logica del “tassa e spendi”, com’è avvenuto negli ultimi decreti legge, quel limite diventa una muraglia cinese. Ma è la politica più giusta?»

Brunetta ha ragione: gli ultimi decreti legge sono stati il tripudio del tassa e spendi. Però il suo partito, ed il suo compagno di partito multi-incarico, Alfano, continua a credere di aver votato per provvedimenti tax free. Suggeriremmo di trovarsi da qualche parte e parlarne. E comunque, Brunetta sta certificando che anche il suo partito partecipa al tassa e spendi, malgrado proclami ossessivi sul taglio di spesa. Quindi, della due l’una: o Brunetta è incompreso dal suo partito e predica nel deserto; oppure nel Pdl hanno scelto la abituale strada del cinismo politico.

Ma Brunetta predica bene (tagli di spesa o muerte) ma razzola maluccio. Prendiamo le leggendarie “coperture” proposte dal Pdl ma elaborate da Brunetta, per finanziare la cancellazione dell’Imu prima casa nel 2013 e la cancellazione dell’aumento Iva, oltre alle altre voci di spesa di fatto ricorrenti (cig in deroga, missioni internazionali). Peccato che, viste da vicino, quelle coperture col concetto di tagli di spesa non ci azzecchino nulla, e siano anche di qualità mediamente scadente. Proviamo a buttarci un occhio, voce per voce, munitevi di un caffè nero.

Rivalutazione nel 2013 dei cespiti strumentali delle imprese: le società aumentano i propri asset rilevanti ai fini della concessione del credito bancario e sulla plusvalenza realizzata versano un’imposta allo Stato (gettito: 1 miliardo);

Certo, peccato che l’ultima rivalutazione di cespiti di impresa sia stata nel 2008, e da allora è assai più probabile avere a che fare con deprezzamenti, e non con rivalutazione dei cespiti aziendali;

Anticipazione al 2013 del versamento di accise dovute dalle imprese a gennaio 2014 (gettito: 1,5 miliardi);

Eccallà. Alla fine, il nome del gioco contiene sempre le parole “accise” ed “anticipazione”. Qui siamo all’una tantum al quadrato, come i più perspicaci tra voi avranno notato. Poi, chi vuol esser lieto sia, ché del doman non vi è certezza. E il doman è il 2014, quando bisognerebbe coprire il buco causato da anticipazione di gettito al 2013. Vado pazzo per i piani ben riusciti.

– Rinvio spese di investimento programmate per il 2013 (gettito: 1 miliardo);

Altro grande classico e vittima predestinata di quando c’è da fare cassa, gli investimenti pubblici. Ah no, scusate, gli investimenti sono solo “rinviati” al 2014, che sbadati siamo;

– Vendita di immobili una tantum (gettito: 1 miliardo, anticipato da Cassa Depositi e Prestiti), vendita di partecipazioni azionarie (gettito: 1 miliardo, anticipato da Cassa Depositi e Prestiti);

Scoperta l’acqua calda che sgorga da pozzi avvelenati. Scegliete il prezzo che volete assegnare ai cespiti in via di dismissione, e mandate il conto alla Cassa Depositi e Prestiti. Poi si vede, per le vendite vere. Ricordate anche di mandare un costume da Babbo Natale a Bassanini e Gorno Tempini, sennò la sorpresa è rovinata;

– Rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia: l’attuale valore del capitale sociale della nostra banca centrale è di 156.000 euro (300.000.000 di lire). Può essere portato a 25 miliardi. Applicando sulle plusvalenze un’aliquota del 16% (sulla scorta di quanto previsto dall’articolo 23 del D.L. 98/2011), si avrebbe un maggior gettito one-off di circa 4 miliardi, già disponibili nel 2013 grazie agli anticipi da parte delle banche;

Altra misura una tantum, o meglio one-off, come direbbe chi sa l’inglese. Peccato che, ammesso e non concesso di realizzare questo gettito, e saremmo molto scettici, ed ammesso e non concesso che in sede internazionale la rivalutazione venga accettata concorrere ai coefficienti patrimoniali delle banche, la verità è che le quote di Bankitalia dovrebbero essere rilevate dal Tesoro, non certo rivalutate e tenute in pancia alle banche. Il motivo è semplice ed intuitivo, ma non per Brunetta: anche scontando che le banche private azioniste di Bankitalia non c’entrino nulla con la gestione di quest’ultima (vedi qui, per gli amanti delle scie chimiche e dello Xanax disciolto negli acquedotti), ha senso rivalutare degli asset, cioè dare loro un ipotetico valore di mercato, quando quegli stessi asset sono per definizione incedibili? No, vero?

Saldo pagamenti debiti delle PP.AA.: anticipo al 2013 non solo dei 7 miliardi già inclusi nel decreto Imu, ma di almeno 10 miliardi dei 20 inizialmente previsti per il 2014 (differenza di gettito da utilizzare come copertura: 1 miliardo).

Ottimo, ma servirebbero nuove clausole di salvaguardia, in caso non si produca il gettito Iva previsto.

Ma soprattutto, voi vedete “tagli di spesa” in queste coperture? Seconda domanda: voi vedete misure di copertura strutturali (cioè ricorrenti e non una tantum) per coprire minori entrate ricorrenti? No, vero? Neppure noi. Malediciamo di non avere abbastanza fantasia, nella vita.

Ma questo non impedisce ai nostri eroi pidiellini, reduci da un decennio di miserabili fallimenti di politica economica, di impancarsi ad eroi tagliaspesa, e crocifiggere il malcapitato Saccomanni. In questa operazione-verità si segnalano soprattutto, ma non esclusivamente, i noti economisti Gasparri e Capezzone. Per la serie “falliti in cattedra”, ora vi spieghiamo dove abitate.

Letame
Copertura di largo utilizzo da parte del Pdl

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