Robottini difettosi

Della pubblica sconfessione di due cittadini-portavoce-senatori grillini per opera delle due divinità remote, c’è soprattutto un aspetto che è opportuno sottolineare: le aporie di questa bizzarra forma di “rappresentanza” e di democrazia “diretta”, che il M5S persegue in un modo che non è ancora chiaro se definire onirico, naif o altro.

Il caso specifico è stato fornito dall’approvazione, in Commissione Giustizia, dell’emendamento che rimuove il reato di clandestinità dalla legge Bossi-Fini. Proviamo a prescindere dal punto specifico, ed analizziamo la reazione di Grillo e Casaleggio. I rilievi mossi ai due cittadini-portavoce sono precisi e dettagliati. La proposta

«Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno. Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo»

E’ indiscutibilmente vero, e lo è anche per i partiti “tradizionali”, peraltro, quelli che non sognano di avere un rapporto diretto con la cittadinanza, da cui farsi insufflare la Verità. Ma ciò che interessa maggiormente è proprio il precetto della democrazia “diretta”, quella che vaneggia di avere dei parlamentari che siano la “cinghia di trasmissione” della volontà popolare, al termine di un processo di consultazione e voto elettronico su problematiche afferenti l’universo mondo. Ancora G&C:

«Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico»

Interessante punto. Sembra suggerire che, nella elaborazione della piattaforma elettorale, si debbano inserire solo punti very pop, una sorta di riedizione incattivita dei famosi “sondaggi” berlusconiani. Ma se questa è la filosofia, otterremmo solo piattaforme di zucchero filato e leggi di marzapane, almeno in questo paese, mentre altrove può anche capitare che si votino aumenti di imposte attraverso referendum confermativi, come accade in Svizzera, senza fare nomi. Assolutamente rivoluzionaria, oltre che rivelatrice della “filosofia” del M5S, è la parte finale della reprimenda di G&C:

«Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità»

Quindi, tutto chiaro: i portavoce parlamentari, proprio in quanto portavoce, devono e possono essere solo fedeli esecutori della leggendaria “volontà popolare”, da esplicitare attraverso “consultazioni” e voto elettronico. Il tutto partendo dal presupposto che la consultazione produca cittadini informati ed in grado di elaborare su determinate issues, e senza che uno dei due Dioscuri prenda posizioni pubbliche forti, tali cioè da sollevare l’accusa di pilotare la formazione delle coscienze e mandare a pallino il precetto fondamentale che “uno vale uno”, ma qualcuno vale più di altri, per dirla con il caro vecchio Orwell. E se pensate, dopo aver letto simili precetti, di essere finiti in una distopia alquanto caricaturale, confortatevi: siamo in tanti a pensarlo.

Nel frattempo, per Natale, a Grillo e Casaleggio possiamo regalare un testo fondamentale, per capire esattamente in cosa hanno sbagliato e quale sarà l’esito della loro avventura. Forse ripiegare su un più rassicurante berlusconismo “duepuntozero”, fatto di promesse very pop frammiste ad una robusta dose di forca, potrà servire per mantenere l’elettorato, chissà. Noi comunque un piano B lo elaboreremmo, fossimo nei Dioscuri.

Lettura complementare consigliata: Alessandro Gilioli, sulla democrazia real time e la “fonte” della legittimazione. Perché uno non vale uno, e tutti gli altri son nessuno.

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