I ricchi, i poveri ed il paternalismo giuridico

di Daniele Muritano

Di come, in questo paese, si producano a regola d’arte norme destinate ad essere disapplicate o immediatamente eluse, stante la loro formulazione. Resta la domanda: a chi servono, tutte queste leggi nate morte?

Il Senato, nella seduta del 26 novembre scorso ha approvato in prima lettura la Legge di stabilità 2013. Il maxi-emendamento presentato dal Governo, in relazione al quale è stata posta la questione di fiducia contiene, sostanzialmente invariate, una serie di norme (commi da 35 a 39) che dovrebbero essere strumenti di tutela degli acquirenti di immobili (e di aziende). Della “storia” di queste norme si già detto in un precedente articolo.

Per effetto di queste norme il venditore di un immobile o di un’azienda non potrà percepire subito il prezzo ma dovrà depositarlo al notaio, il quale lo depositerà a sua volta in un conto corrente vincolato (la norma usa il termine “dedicato”), separato dal resto del suo patrimonio personale. Il notaio dovrà svolgere alcune verifiche e se esse daranno esito negativo svincolerà la somma depositata in favore del venditore. All’osso, la norma è tutta qua (gli aspetti tecnico-giuridici sono molto complessi e non è certo questa la sede per esaminarli). Sarà poi un regolamento attuativo, da emanare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, quindi presumibilmente la primavera prossima, a definire i dettagli. Nel precedente articolo si è già dato un giudizio (in buona parte negativo) sul contenuto e lo spirito della normativa. Restano però alcune questioni che non possono sottacersi.

La prima. Questa norma troverà applicazione oppure è scritta in modo tale da potere essere facilmente disapplicata?
La risposta, come può immaginarsi, è la seconda. La norma infatti si applica solo riguardo alle somme che verranno pagate davanti al notaio, per cui se le parti dichiareranno che il prezzo è stato pagato prima la norma non si applicherà; se l’atto prevederà che il prezzo verrà pagato successivamente (anche un minuto dopo), la norma non si applicherà. Poiché appare evidente che pochissimi saranno disponibili a trasferire la proprietà senza avere incassato il prezzo subito, il metodo del prezzo pagato prima o da pagarsi dopo si diffonderà a macchia d’olio. Si accettano scommesse.

La seconda, più grave. Con questa norma si nega il principio di autoresponsabilità e si instaura un controllo indiretto dello Stato sulle azioni dei cittadini (stavo per scrivere “dei propri sudditi”, ma il succo è quello). Un paternalismo giuridico del quale, in un paese in cui, proprio per effetto dell’attività dei notai e della fiducia che in essi ripongono i cittadini, il contenzioso sugli atti immobiliari è praticamente nullo, non si sentiva alcun bisogno.

La terza, inspiegabile, su cui probabilmente si gioca la “fortuna” della norma.
Si prevede infatti che la norma non si applichi agli importi inferiori a euro 100.000. Chi acquista beni immobili o aziende per un prezzo inferiore a 100.000 euro non godrà quindi – se non facoltativamente e previo accordo con la controparte – della tutela offerta dalla norma. Questa limitazione appare davvero inspiegabile. Perché proteggere chi spende di più rispetto a chi spende di meno? Perché creare, in sostanza, due classi di cittadini, gli over 100.000, protetti, e gli under 100.000, non protetti? Forse che chi acquista una casa per un prezzo inferiore a 100.000 euro non merita protezione alcuna? Non solo. Con il limite dei 100.000 euro si rischia l’eterogenesi dei fini, perché vi sarà la “tentazione” di dichiarare qualcosa in meno per eludere la norma (con conseguente “nero” ed evasione di imposte).

L’ultima, che si sostanzia nell’ennesimo aggravio fiscale, sia pure indiretto. Dopo le accise sulla benzina, l’aumento dell’Iva, le innominabili imposte sulla casa, mancava proprio la indiretta tassazione dei prezzi riscossi sulle compravendite. Forse non tutti sanno che gli interessi prodotti dalle somme depositate nel cosiddetto conto vincolato, secondo la norma approvata dall’ineffabile Senato della Repubblica Italiana, spetteranno allo Stato. Tutti gli interessi, compresi, appunto, quelli sui fondi depositati: somme che spettano al venditore.

Probabilmente la giacenza media sarà poca cosa e al contempo anche gli interessi (anche se, sulla base di alcuni calcoli spannometrici pare che l’importo annuo potrebbe persino superare il miliardo e, comunque «è la somma che fa il totale!»), ma quel che conta è che lo Stato, con una normetta infilata tra quelle per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese e la manutenzione della Salerno-Reggio Calabria, si appropria di somme dei propri cittadini.

No, non siamo un paese civile.

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