I soldi son finiti, dove li prendiamo?

di Daniele Muritano

Circola in rete un emendamento alla legge di stabilità (che riguarda tutti i cittadini italiani, ma che finora è stato tenuto nascosto. Neanche una riga sui giornali.
Di questo emendamento esistono due testi:
questo (testo 1);
– e questo (testo 2):
Pare che sia stato approvato il testo 2, però vale la pena di occuparsi anche del testo 1, per capire dove si voleva andare a parare.
Il tecnicismo della norma è tale da non potere essere spiegato in questa sede ma ci proverò ugualmente, aiutandomi con un esempio.

Va premesso che, quando ci si reca dal notaio per stipulare l’atto di acquisto di una casa, si versa al notaio una somma, che a volte può essere anche considerevole, che per la maggior parte è composta da imposte che il nostro amato Stato percepisce sulla compravendita (imposta di registro, ipotecaria, catastale, bollo, trascrizione, voltura, Iva sull’onorario notarile).

Al momento della stipula dell’atto di compravendita il compratore paga il prezzo al venditore ma, e ciò dipende da come è costruito il nostro sistema giuridico, non è del tutto sicuro del proprio acquisto, perché tra la stipula dell’atto e l’esecuzione della sua pubblicità nei registri immobiliari passano alcuni giorni (tre in media). Nel frattempo è quindi possibile che sull’immobile venduto venga iscritta (per esempio da Equitalia), un’ipoteca, con grave pregiudizio per il compratore che ha pagato il prezzo.

L’idea che sta alla base di questo emendamento è senza dubbio lodevole, perché l’obiettivo è (meglio: sarebbe) garantire all’acquirente che il proprio acquisto avvenga senza “sorprese” dell’ultim’ora. Per tale ragione i notai già da anni avevano proposto al legislatore una norma che imponesse all’acquirente di depositare il prezzo in un conto vincolato, da liberare a favore del venditore solo dopo che il notaio avesse controllato che “tutto è a posto”. Una norma simile esiste in Francia, dove gli acquirenti sono molto più tutelati che da noi, soprattutto quando acquistano un immobile ancora da costruire (su questo tema ci vorrebbe un altro post, per spiegare il fallimento di una legge del 2005 che mirava allo stesso risultato ma è di fatto inapplicata, anzi inapplicabile).

Tutto chiaro, quindi, salvo dover spiegare al venditore perché non può avere i suoi soldi subito, che magari gli servono per comprare un’altra casa (gl acquisti “ a catena” sono molto comuni) o magari perché deve pagare i propri debiti…
E salvo dover spiegare (ma lo dovrebbe spiegare il legislatore) per quale ragione occorra, in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo (che è anche e soprattutto, per molti, una crisi di liquidità), creare una sovrastruttura che va contro gli interessi dei cittadini, perchè rallenta le transazioni immobiliari e societarie. Inoltre è pur vero che da sempre è esistito il rischio di turbative degli acquisti immobiliari fra la sottoscrizione di una compravendita e la sua trascrizione a causa di pignoramenti, sequestri, ipoteche pubblicati nel frattempo, ma viene da chiedersi: perché mai proprio oggi, che grazie alla pubblicità telematica degli atti notarili i tempi di trascrizione sono ridotti del 90% rispetto al passato, si avverte l’esigenza di una norma del genere?

Comunque, ecco cosa inventa il nostro ineffabile legislatore.

Non solo l’acquirente deve depositare il prezzo della compravendita in un conto del notaio vincolato a tale scopo, ma in questo conto vincolato vanno depositate “tutte le somme dovute al notaio o ad altro pubblico ufficiale a titolo di onorari, diritti, accessori, rimborsi spese e contributi, nonché a titolo di tributi per i quali il medesimo sia sostituto o responsabile d’imposta …”.
E dove si sarebbe dovuto aprire, questo conto? Presso la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., ormai divenuta una sorta di pozzo dal quale attingere e mungere (sennò dove li prendono i soldi per Eni, Sace e Fintecna?).

Non solo. Oltre a questo conto, definito “generale”, ci saranno tanti “sottoconti” per ciascuna operazione da realizzare, ognuno con la sua “destinazione”. Un sistema che consentirà allo Stato di divenire il vero Grande Fratello che potrà mettere gli occhi (e le mani) su (praticamente) tutte le transazioni immobiliari e societarie realizzate nel nostro paese. Una (contro)riforma che riguarda tutti i cittadini italiani fatta a loro insaputa, con unico obiettivo: prendersi i loro soldi. Perchè versare tutto alla CDP questo e non altro significa. Lo ripeto. Non si tratta di disciplinare il deposito del prezzo delle compravendite, ma si impone il deposito presso la CDP di tutte le somme percepite (imposte, onorari, rimborsi spese, contributi etc.). Una sorta di Tesoreria Unica delle transazioni immobiliari e societarie.

Ma non basta, c’è di peggio. E questo peggio c’è sia nel testo 1 (non approvato), che nel testo 2 (approvato).
Oggi tutte queste somme vengono versate sul conto personale di ciascun notaio, aperto presso una banca di sua scelta. Tali somme, ovviamente, producono interessi, tassati al 20%.
Con la norma del testo I lo Stato avrebbe imposto agli oltre 5.000 notai di aprire un conto presso la CDP.

Il testo 2 fortunatamente non prevede l’apertura del conto presso la CDP però resta il fatto che “ci hanno provato” e che il peggio resta comunque. La norma, infatti, prevede che gli interessi spettano allo Stato (vero che gli interessi sono prodotti anche dalle somme depositate per pagare le imposte, ma ricordo che i notai eseguono pagamenti in favore dello Stato senza aggio; quello di Equitalia è del 9%). Ecco infatti cosa dice uno dei commi proposti:

Testo 1 (non approvato): “Gli interessi sulle somme depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a ridurre i tassi della provvista dedicata per i finanziamenti a medio termine alle PMI, e a rifinanziare i fondi di credito agevolato gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti per conto dello Stato.”
Testo 2 (approvato): “Gli interessi sulle somme depositate, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato, riducendo i tassi della provvista dedicata, destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, individuati dal decreto di cui al comma 15-sexies.”

Secondo un calcolo spannometrico le somme annue su cui calcolare gli interessi ammonterebbero a circa 120 miliardi di euro. E ovviamente lo Stato dovrà imporre a tutte le banche di applicare lo stesso tasso di interesse. Cosa sarà stato promesso in cambio? E, comunque, non sarà ovvio che le banche ribalteranno questi interessi sul costo degli altri servizi offerti ai cittadini?

Viene da chiedersi, pertanto, quali sono i reali interessi sottostanti. Chi lucrerà da questo deposito di somme, sempre i “soliti noti”, banche, assicurazioni, grandi imprese finanziarie? Inoltre aleggia un altro angoscioso quesito in relazione alla destinazione degli interessi che matureranno su queste somme depositate. La proposta prevederebbe di finalizzarli al finanziamenti delle piccole e medie imprese, quelle stesse aziende beneficiarie di numerose agevolazioni fiscali degli anni scorsi finite negli scandali economici e giudiziari delle malversazioni sulla legge 488, sull’imprenditoria giovanile e femminile. I cittadini che si vedranno espropriati degli interessi sulle somme in gioco, uniranno al danno anche la beffa? Si dovranno amareggiare di venire a sapere tra qualche anno come saranno stati sprecati, anche in truffe, i soldi che sarebbero spettati alle loro famiglie?

E, comunque, la parola espropriazione vi dice qualcosa?

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