Macromonitor – 20/4/2014

I mercati azionari rimbalzano nella settimana corta di Pasqua, mentre i rendimenti obbligazionari risalgono lievemente, anche dopo le notizie giunte da Ginevra, dove sarebbe stato trovato un accordo per raffreddare la situazione in Ucraina. Il quadro resta complesso, anche a livello allocativo, dove lo scenario di consenso di inizio anno tarda a concretizzarsi.

Da inizio anno, infatti, l’azionario non si è praticamente mosso ma ha avuto scoppi di volatilità a cui il mercato non era più abituato, dopo un 2013 di rialzi ininterrotti e senza intoppi. Alcuni dei temi azionari con i quali l’anno era iniziato (tecnologia e biotecnologia) da marzo hanno rovesciato la tendenza con violenza; altre scommesse allocative, come le posizioni corte di duration sugli Stati Uniti con contestuale appiattimento della curva dei rendimenti, non hanno premiato ed anzi si sono risolte nell’opposto. Le posizioni corte sugli emergenti hanno funzionato sino a circa un mese addietro, quando è iniziato un rally che pare l’immagine speculare dei rovesci sul fronte dei mercati sviluppati, anche se sul piano dei fondamentali l’asset class resta problematica, con continue revisioni al ribasso della crescita. Molti paesi emergenti sono sinora stati premiati anche da attese probabilmente sovradimensionate rispetto agli esiti delle elezioni che si terranno quest’anno (in Indonesia questo esito vi è già stato), ed i motivi di ottimismo potrebbero quindi venire meno nelle prossime settimane. Da ultimo, la situazione cinese resta la maggiore fonte di incertezza, con la sua esigenza di ridurre in modo non traumatico l’eccesso di leva finanziaria presente nell’economia mentre il modello di sviluppo economico viene riorientato. Questa fonte di incertezza continuerà a pesare sui mercati anche nei mesi a venire.

Sul mercato dei titoli di stato, rendimenti in rialzo nel corso della settimana per Stati Uniti e Regno Unito a seguito di positivi dati economici ma in flessione in Eurozona a causa soprattutto di dati di inflazione ancora più deboli del previsto, anche a livello di indice core. Negli Usa, i dati di inflazione inducono alcuni osservatori a ritenere che i prezzi possano essere più vicini a riscaldarsi rispetto a quanto segnalato dalla stessa Janet Yellen.

Sui mercati azionari, il rally della settimana azzera il passivo da inizio mese, riassorbendo i forti ribassi di tecnologia e biotecnologia. Si sta quindi assistendo ad una rotazione di temi (ad esempio verso il value e fuori dal momentum) e settori e non ad una uscita dall’asset class. La reporting season, pur avendo sinora evidenziato alcune vittime illustri in termini di mancato raggiungimento dei target di utili per azione e/o fatturato, dovrebbe confermare in prevalenza sorprese positive grazie ad aspettative molto basse.

Sul mercato dei crediti, continua la marcia al ribasso di rendimenti e spread per il comparto High Yield. In Europa gli indici sono ormai a rendimenti di circa il 4%, con un calo di circa mezzo punto percentuale da inizio anno. Anche gli spread hanno continuato a restringersi e si trovano a circa 50 punti base dai minimi pre-crisi. Dinamica simile negli Stati Uniti, con indici molto prossimi ai minimi storici assoluti per rendimento ma non per spread, che si trova in media 100 punti base sopra i minimi pre-crisi. In entrambi i mercati i tassi di default sono ai minimi storici e non sono attesi risalire a breve, viste le condizioni di politica monetaria e lo stato di buona salute (in media) dei bilanci aziendali.

In settimana, materie prime ancora in rialzo, guidate dall’agricoltura. Il clima dello scorso inverno, eccezionalmente rigido, ha causato in alcune località degli Stati Uniti il rinvio della semina del mais e sta creando timori che il raccolto del grano posa aver subito danni. Persistono inoltre tensioni per la situazione in Ucraina, visto che il paese è il quinto maggior esportatore mondiale di grano. Altri timori derivano da previsioni circa la ricomparsa di El Niño, più avanti nell’anno, che potrebbe indebolire il monsone indiano e danneggiare la produzione di zucchero. Nel comparto energetico, il ritorno di condizioni meteo fredde questa settimana hanno sostenuto il prezzo del greggio ma le scorte negli Stati Uniti sono comunque aumentate, allargando il divario tra Brent e WTI.

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