Ichino ed il decreto Potemkin

Pare che a Pietro Ichino il dl 34/2014, altrimenti noto come “decreto Poletti” non piaccia proprio. Tuttavia, poiché Ichino è persona riflessiva e dai toni soft, non giunge a chiederne la rottamazione per procedere a riscrittura integrale. Peccato.

In un post, comparso sul suo blog, Ichino identifica la principale distorsione del testo attuale del decreto sul lavoro a termine: il rischio che “la quota di nuove assunzioni a tempo indeterminato sul totale dei nuovi contratti di lavoro si riduca al lumicino”. In effetti, anche a noi non esperti della materia appare evidente che la cesura temporale dei 36 mesi crea l’ennesima staccionata (anzi, l’ennesimo fossato, pieno di coccodrilli) tra tutelati e no, in un mercato del lavoro sempre più duale, mentre obiettivo di una riforma degna di questo nome dovrebbe essere il superamento di tale dualismo.

Purtroppo, non è chiaro se per scelta deliberata (forse di breve periodo, da parte di chi crede che basti accentuare il precariato per creare occupazione) o per pressappochismo e semplicismo, il governo Renzi ha scelto di battere questa strada, rinviando a successiva norma (tramite disegno di legge delega) la creazione del contratto unico a tutele crescenti e dei correlati ammortizzatori universali.

Ichino lo segnala ma in modo non molto assertivo, suggerendo un emendamento al decreto Poletti che

«Entro i primi 36 mesi di durata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, quando sia stato superato il periodo di prova il datore può recedere dal rapporto stesso senza necessità di motivazione, fermo l’obbligo del preavviso di cui all’articolo 2118 del codice civile, corrispondendo al prestatore un’indennità pari a due giorni di retribuzione per ciascun mese, o frazione di mese superiore alla metà, di durata del rapporto stesso. Nella durata del rapporto si computa anche la durata dei contratti a termine che abbiano preceduto il contratto a tempo indeterminato fra le stesse parti»

A lume di logica, questo doppio binario tra contratti a termine senza causale e contratto unico a tutele crescenti entro i 36 mesi non riuscirebbe a coesistere. Se Ichino pensa ad un cavallo di Troia per introdurre da subito nella legislazione il contratto unico a tutele crescenti, dovrebbe dirlo esplicitamente. Contribuirebbe a fare chiarezza ed a confermare che il decreto Poletti è come la Corazzata Potemkin. Invece, l’equivoco prosegue.

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