Macromonitor – 11/5/2014

Settimana di limitate variazioni per i mercati, a parte il nuovo massimo storico assoluto per il Dow Jones. Mario Draghi e Janet Yellen inviano messaggi distensivi.

Da inizio anno, l’economia globale resta in condizioni di crescita complessivamente inferiori alle attese (ed alle speranze) con cui si era chiuso il 2013, anche al netto dell’episodio climatico estremo che ha letteralmente congelato la crescita statunitense del primo trimestre. L’attesa resta per un rimbalzo compensativo nel secondo trimestre, di cui vi sono già evidenze a conferma ma anche altre che suggeriscono cautela riguardo la pienezza del recupero, dati anche alcuni elementi che suscitano perplessità, come il vistoso calo degli investimenti statunitensi nel primo trimestre (soprattutto residenziali, non residenziali ed in attrezzature), non necessariamente imputabile nella sua interezza a motivi climatici. In questo contesto, gli attivi rischiosi non si sono mossi più di tanto, i mercati azionari restano in lieve rialzo da inizio anno (almeno a livello dei maggiori indici: diverso è l’andamento, soprattutto negli Stati Uniti, dei settori più caratterizzati per momentum ed elevate attese di crescita, come quelli tecnologici, che continuano a soffrire). Sotto questo aspetto, il 2014 non si presenta sinora troppo differente dal 2013, con stime di crescita che si ridimensionano col passare del tempo ma mercati che sembrano ignorare questo dato affatto marginale.

Sinora, quello che è accaduto è che la crescita economica più debole ha indotto le banche centrali a fornire stimolo o a rinviare nel tempo (rispetto alle attese) la cessazione del medesimo; ciò ha conseguenze evidentemente positive sugli attivi rischiosi, che vengono riprezzati in modo più favorevole attraverso il calo dei rendimenti degli attivi privi di rischio. Tutto ciò è valido nella misura in cui il rallentamento della crescita non venga interpretato come presagio di una fase recessiva. Specularmente, una accelerazione a sorpresa della crescita rischia di creare problemi agli attivi rischiosi, innalzando le aspettative di rialzo dei tassi ufficiali e ravvicinandole nel tempo. Questa incertezza macroeconomica affiorante costituirà verosimilmente il tema del resto dell’anno.

Sul mercato dei titoli di stato, rendimenti poco mossi per i paesi sviluppati. La parte a breve termine della curva statunitense ha ben performato, grazie alle dichiarazioni concilianti della presidente della Fed, Janet Yellen, nella sua testimonianza al Congresso, dove in particolare ha notato che resta ancora un ampio sottoutilizzo del fattore lavoro. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha osservato che la forza dell’euro rappresenta una “seria preoccupazione”, che la Bce è insoddisfatta del sentiero previsto per l’inflazione, e che il governing council è a proprio agio nel ritenere di agire al meeting di giugno, quando peraltro si conosceranno le previsioni aggiornate per crescita ed inflazione dell’Eurozona. Resterà da verificare quale strumento o mix di strumenti verranno scelti per l’allentamento monetario. Il consenso tra gli analisti resta per un’azione tradizionale (almeno in una prima fase), con taglio del tasso chiave di politica monetaria, oggi allo 0,25%, e con eventuale applicazione di tassi lievemente negativi sui depositi delle banche presso la Bce. Cresce la probabilità di un easing qualitativo, cioè su strumenti di credito privato, mentre resta improbabile l’acquisto pro-rata di titoli governativi dell’Eurozona.

Sui mercati del credito, settimana con spread mediamente più stretti, con la sola eccezione di quello statunitense, sia High Yield che investment grade, che fanno segnare lievi allargamenti. Bene l’obbligazionario emergente, sia sovrano che societario, soprattutto dell’Est Europa, a seguito di notizie meno tese dalla crisi tra Russia ed Ucraina e della apparentemente crescente probabilità di un esito negoziale. Quest’anno si sta segnalando per la ripresa dell’attività di fusioni ed acquisizioni, che potrebbe rappresentare una fonte di aumento delle emissioni obbligazionarie societarie.

Sul mercato dei cambi, l’euro si è avvicinato alla soglia di 1,40 dollari, per poi essere raffreddato sotto 1,38 dall’annuncio di Mario Draghi. Riguardo il lungamente atteso rafforzamento del biglietto verde, a quasi un anno dal primo annuncio della Fed di avvio del tapering, il mercato si è convinto che questa manovra non è in sé restrittiva, ed ha preso atto della persistente assenza di pressioni salariali. Se queste attese di accelerazione della crescita con pressioni inflazionistiche dovessero restare irrealizzate il cambio del dollaro, ponderato per i flussi commerciali, finirebbe con l’assumere il rischio di una flessione, soprattutto nei confronti di valute ad alto rendimento e di paesi con surplus delle partite correnti.

In settimana, materie prime in lieve rialzo, guidate dall’agricoltura. Il rischio di condizioni avverse per le coltivazioni asiatiche e sudamericane appare in aumento, mentre condizioni di perdurante siccità nel Sud Ovest degli Stati Uniti e nella zona delle Grandi Pianure rischiano di creare problemi al raccolto del grano.

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