L’acquedotto della felicità

Altro giorno, altra violenta colluttazione con la logica e la realtà in quello che pomposamente viene definito il “programma elettorale” del M5S. Oggi è il turno della richiesta di abolizione del pareggio di bilancio. E’ ormai chiaro che siamo di fronte ad un vero e proprio genere letterario che mescola vero, verosimile e fantasy.

Secondo il preambolo ideologico, il pareggio di bilancio pubblico agirebbe “facilitando l’espansione privata della finanza non più controllata dal sistema della banca centrale”. Qui, confessiamo che non abbiamo la più pallida idea del flusso causale. Intanto, non è necessariamente la banca centrale a controllare il sistema finanziario, e comunque non da sola. Poi, la storia degli ultimi anni ci ha mostrato che l’innovazione finanziaria tende a disintermediare il sistema creditizio ufficiale (e la vigilanza), attraverso lo sviluppo dello shadow banking. Ma continua a sfuggirci per quale motivo il pareggio di bilancio avrebbe tale potente effetto di stimolo sulla “espansione della finanza privata”. Ma pazienza, andiamo oltre.

Per quale motivo il pareggio di bilancio non sarebbe acconcio ad un paese come il nostro? La spiegazione è lineare e disarmante, sia dal versante delle entrate che da quello delle spese:

«In un paese come l’Italia in cui l’evasione fiscale tocca la punta massima in Europa (quindi poche entrate) e la spesa di enti pubblici (cioè le uscite) raggiunge picchi vertiginosi (l’Italia ha il più alto numero di enti pubblici nel pianeta, il 90% dei quali è improduttivo, serve soltanto a dare posti di lavoro a tempo indeterminato alle clientele dei partiti verticali) parlare di pareggio di bilancio non ha alcun senso. Se esistesse la volontà politica, lo si potrebbe risolvere in un pomeriggio. Ma non c’è. Non c’è mai stata»

Andiamo con ordine. Abbiamo poche entrate perché siamo un paese di evasori fiscali (sarà poi vero?). Al contempo, la spesa di enti pubblici tocca “picchi vertiginosi”. Ma anche no. Se l’estensore di questo punto del “programma” avesse dato un occhio alle statistiche europee, avrebbe visto che la spesa pubblica del nostro paese è tutto fuorché elevata. Non spendiamo troppo, spendiamo malissimo. Ma il punto è altro, ancora. Il grosso della spesa pubblica è -ovviamente- di tipo corrente, cioè per sanità, pensioni e stipendi della pubblica amministrazione. Davvero i grillini credono che gli “enti pubblici improduttivi” siano responsabili in modo decisivo del nostro presunto (ma inesistente) eccesso di spesa pubblica? Non è che siamo alla ennesima riproposizione del “risanamento finanziario” del paese a mezzo di controllo degli scontrini dei parlamentari e di taglio delle auto blu? Perché pare che i numeri continuino a non quadrare.

Ma anche prendendo per buone queste fiabe, i grillini affermano che se si combattesse l’evasione fiscale (vaste programme, en effet) e si sopprimessero gli enti pubblici “improduttivi”, il pareggio di bilancio in costituzione non servirebbe, perché lo si otterrebbe comunque. Davvero? Ma non è fantastico, tutto ciò? Quindi niente odioso ed odiato “vincolo esterno”, possiamo rigenerarci da soli, basta avere i giusti rivoluzionari al comando. A volte la vita è davvero inutilmente complicata, non trovate?

Il pareggio di bilancio si traduce in tagli lineari, secondo l’estensore del programma, che servono ad affamare il popolo. Anche qui, ci si avvicina al nucleo della questione, la Bestia che presidia i centri di spesa e dirotta risorse a proprio uso, riducendo drammaticamente le dimensioni della torta per i cittadini. Servono investimenti pubblici infrastrutturali per crescere nel lungo periodo e generare risorse per il welfare, sostiene il programma. Sarebbe verissimo ma solo in astratto, visto che in Italia abbiamo un track record assai poco invidiabile di investimenti pubblici di pessima qualità e scarsa efficienza, per noti motivi. Ma anche qui, immaginiamo, con la Nuova Era Grillina non ci saranno più ladri, e diverremo un paese profondamente etico.

Sin qui, abbiamo un mix di wishful thinking e falsità fattuali. Non sarebbe neppure troppo dissimile dalle piattaforme elettorali di altri partiti. Ma è nella chiusa del post che arriva la vera nota rivoluzionaria:

«Il Movimento 5 Stelle vuole abolire immediatamente tale parametro per consentire alla Banca d’Italia la possibilità di poter varare un piano di investimenti che rilanci l’economia»

Voi sapevate che in questo paese gli investimenti pubblici sono pertinenza della Banca centrale? Noi no ma negli ultimi tempi ci siamo distratti, quindi forse qualcosa ci è sfuggito. Questa è la proposta definitiva, seguite le briciole disseminate sul pavimento del centro di igiene mentale:

  1. Non ci serve vincolo esterno per il pareggio di bilancio, possiamo farcela da soli azzerando evasione fiscale e rimuovendo gli “enti inutili”. Se non è ancora stato fatto, è perché è mancata la “volontà politica”;
  2. Daremo alla Banca d’Italia la funzione di finanziare gli investimenti pubblici. Ma siccome questo non esiste in nessun paese occidentale, serve che la Banca d’Italia si stampi i soldi, quindi che l’Italia esca dall’euro;

Ma c’è della logica in tutto ciò, in fondo: se il debito è qualcosa di profondamente immorale, oltre che una forma di schiavitù, il deficit derivante dalla abolizione del pareggio di bilancio deve essere finanziato nel modo più “etico” possibile (secondo i grillini, s’intende), cioè stampando moneta. Questo è l’unico modo  per gabbare la maledetta Finanza. Ma la domanda a questo punto sorge spontanea: se diamo alla banca centrale la facoltà di stamparsi la felicità, per quale motivo dovremmo avere stimoli ed incentivi a raggiungere il pareggio di bilancio, sia pure nella versione “etica” fatta di anticorruzione, sterminio degli evasori e soppressione della Ka$ta? Qui non c’è risposta, servono solo atti di fede. Quella stessa fede che è necessaria per bersi tutte le favole di questi personaggi. L'”operazione acquedotto” (quello in cui vengono disciolte delle sostanze psicotrope, ad uso degli elettori) prosegue con crescente successo.

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