L’integralista irreversibilmente ossessionato

Era da qualche tempo che non lo sentivamo esibirsi in una delle sue improbabili teorie vitaliste da sondino ed integraliste a tutto tondo. Oggi è tornato, a deliziarci con l’ultima sua livida elucubrazione, al confine tra il pro natalismo da regime e la finanza pubblica.

Parliamo di Maurizio Sacconi, che oggi ha partorito (per restare in tema) un impervio sofisma sulla differenza tra “regolazione privatistica dei diritti e doveri reciproci dei conviventi” e quella che egli definisce la “assoluta unicità pubblicistica del matrimonio naturale”. Sacconi, come noto, inorridito all’idea di una regolazione delle unioni civili, sta alacremente scavando una trincea che consenta di rimuovere ogni e qualsiasi ipotesi di similitudine, anche la più vaga, tra il mitologico “matrimonio naturale” e “tutto il resto”.

Pertanto, anche a nome del Ncd, Sacconi scolpisce, enfasi nostra:

«La legge non potrà quindi estendere le provvidenze connesse alla presenza attuale o potenziale di figli naturalmente collegata alla coppia eterosessuale. In particolare la pensione di reversibilità comporta in Italia un onere di 41 miliardi all’anno, pari al 2,6 per cento del Pil, che è la misura più alta in Europa. Essa nasce proprio in relazione alla vocazione alla genitorialità della coppia eterosessuale nel momento in cui si unisce in matrimonio per un progetto di vita. E’ evidente oltretutto la insostenibilità finanziaria di un’eventuale estensione, per cui la nuova eventuale legge dovrà essere definita in modo tale che non solo non la disponga ora ma che non si presti nemmeno successivamente ad una estensione giurisprudenziale”

Mirabile sequenza di non sequitur, lanciati nell’acuta ansia (che in Sacconi letteralmente diviene terrore) che possa nascere “qualcosa” che assomigli al leggendario e primigenio “matrimonio naturale”. Per cominciare, voi sapevate che la ratio della pensione di reversibilità è “la vocazione alla genitorialità della coppia eterosessuale”? Noi no ma forse ci siamo distratti. Quindi che facciamo, niente reversibilità ai superstiti che non si sono riprodotti entro le sacre mura del matrimonio etero o basta la certificazione di “potenzialità” riproduttiva? Tralasciamo poi di indagare sulla “vocazione alla genitorialità della coppia eterosessuale”, perché questo implica che le coppie omosessuali siano per definizione sprovviste di tale vocazione (è la natura, signora mia). Il problema vero (di Sacconi, s’intende) è che presupposto necessario ma non sufficiente per l’erogazione di tale misura assistenziale è una cosa chiamata matrimonio. Da qui l’angoscia del Nostro, che dal sorgere della reversibilità in capo alle unioni civili vede l’equiparazione, anche simbolica, di quest’ultime al matrimonio, cosa che notoriamente lo tiene sveglio la notte.

Poi, in mezzo a queste inconfessabili e subliminali suggestioni, Sacconi decide di impancarsi a guardiano dei conti pubblici. E quindi, non sia mai che si debba gonfiare il fiume in piena degli assegni di reversibilità (che andrà affrontato e corretto, peraltro) per fare spazio a questi taroccatori ultimi arrivati. Questo modo di argomentare è la solita accozzaglia di paglia (alcuni declamatori di rito bertoniano hanno notoriamente enormi code della stessa materia) che gli integralisti come Sacconi tirano in ballo quando si vedono messi all’angolo dai tempi. Continua a volerci pazienza.

Aggiornamento – Su nFA, Sandro Brusco tenta una stima analogica del maggior esborso sulle pensioni di reversibilità da unioni civili confermando anche che, quando è stata distribuita la logica, Sacconi era assente, forse perché troppo impegnato a stoccare l’enorme dotazione di paglia ricevuta.

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