Il lato onirico del piano Cisl per mobilitare la liquidità degli italiani

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il nostro paese ha una ricca tradizione di idee geniali per “mobilitare” i risparmi degli italiani o per ridurre il peso dell’indebitamento con un magico tratto di penna. È il filone che ho soprannominato di “ingegneria finanziaria per disperati”, e che dalla crisi del debito sovrano in avanti ha visto molti nostri illustri e meno illustri connazionali esercitarsi in questa disciplina, collocata tra il creativo e l’onirico.

L’ultima proposta, ma solo in ordine cronologico, è comparsa il 22 dicembre sul Sole 24 Ore per la firma del Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, e del suo collega che guida i lavoratori bancari e assicurativi della stessa sigla sindacale, Riccardo Colombani.

I risparmi “dormienti”

I risparmi dei privati per investire nell’economia reale” è la dichiarazione programmatica, che si alimenta della ormai datata angustia di vedere che gli italiani tendono a mantenere saldi di conto corrente piuttosto elevati, almeno secondo alcuni osservatori. “Pensate quante cose si potrebbero fare con quei soldi”, è il refrain. Anche un PNRR “fatto in casa” e senza odiosi vincoli esterni europei.

Ogni volta, al proponente sfugge che la liquidità sui conti correnti non è sottratta ad usi produttivi, perché le banche possono più o meno tranquillamente prestarla, ovviamente con le cautele legate alla cosiddetta trasformazione delle scadenze tra depositi e prestiti. Ma occorre ribadire che i soldi sui conti correnti non sono equiparabili a quelli tenuti, in forma frusciante, nelle cassette di sicurezza.

Colpisce e personalmente mi suscita anche un lieve raccapriccio, quindi, leggere nella proposta Sbarra-Colombani che l’obiettivo è quello di “attivare 1.200 miliardi dormienti sui conti”. Non c’è nulla di dormiente, signori.

Questi risparmi dovrebbero essere canalizzati in un fondo di investimento tutelato da “garanzia statale integrale” su un ammontare massimo (per evitare speculazioni, ça va sans dire) a una certa scadenza, con un periodo di lock-up di 3-5 anni ma con un mercato secondario per lo smobilizzo.

È il trionfo del “e…e” per combattere l’odiosa dittatura del trade-off, che tanto angustia gli italiani. Fondi bloccati “ma anche” liquidabili, il che ci può pure stare, per carità. Ma anche qui, come vedremo, il diavolo anti-italiano si nasconde nei particolari.

Non servirebbero tutti i 1.200 miliardi, sia chiaro: ne basterebbero 70-100 da far affluire alle nostre imprese, neanche il 2% del totale dei risparmi degli italiani, stimati in 5.000 miliardi di euro (inclusi immobili, preziosi e altre forme illiquide di patrimonio), e si innescherebbe un circolo virtuoso tale, secondo i proponenti, da scatenare una “profonda trasformazione del nostro sistema produttivo nel segno della sostenibilità ambientale e sociale, in coerenza con gli obiettivi che ci siamo dati con il Pnrr”.

Ad esempio, per “aiutare la transizione ecologica delle Pmi e promuovere la creazione di start-up pienamente sostenibili nelle aree più svantaggiate del Paese, come le regioni del Sud”.

Domande, risposte e risvegli

Chiediamoci tuttavia per quale motivo gli italiani insistono a mantenere “alta” liquidità sul conto. Forse per scarsa alfabetizzazione finanziaria? O (anche) perché temono l’elevata e crescente incertezza da cui sono avvolti ormai da molto tempo?

E a cosa servirebbe una garanzia pubblica, esattamente, in presenza di una propensione alla liquidità data da motivi precauzionali? E quale sarebbe il rendimento prevedibile da questo investimento? Un minimo garantito oppure la partecipazione piena ai progetti finanziati, che in alcuni casi si tradurrebbe in perdite del capitale, data l’elevata rischiosità di queste operazioni, ad esempio in misteriose “startup sostenibili”?

E il mercato secondario per preservare la liquidabilità dell’investimento quali quotazioni esprimerebbe, esattamente? Azzardo: un forte sconto per investimenti illiquidi e ad alto rischio, quindi valori inferiori a quanto sottoscritto, in un numero non lieve di casi. Riecco l’odiosa speculazione, cacciata dalla porta, rientrare dalla finestra delle buone intenzioni. Forse in questo caso la garanzia statale opererebbe per garantire il rimborso “integrale” dell’importo sottoscritto? C’è da farsi venire i brividi, parlando da contribuente.

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Persiste il desiderio di “canalizzare” i risparmi, con le buone o le cattive, per curare le solite “imperfezioni”: quelle dei risparmiatori che insistono a volerli mantenere liquidi, e quelle del mercato, che insiste a non capire quante meravigliose idee non attendono altro che di essere comprese e finanziate, in questo paese incompreso.

(pubblicato il 23 dicembre 2022)


Sul tema delle miracolose garanzie pubbliche (di voragini di debito aggiuntivo), leggi anche:

Foto di Reimund Bertrams da Pixabay

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.
Per donare con PayPal, clicca qui, non serve registrazione. Oppure, richiedi il codice IBAN. Vuoi usare la carta di credito o ricaricabile per donazioni una tantum o ricorrenti? Ora puoi!

Condividi