Convertibili sulla via di Babele

Oggi sul Corriere c’è un pezzo di Federico De Rosa che, partendo dal fiato ormai cortissimo delle cosiddette privatizzazioni (anche considerando che Francesco Caio ha già detto in tutte le lingue che Poste non sarà pronta alla quotazione a fine 2014), dà conto di una proposta all’esame del Tesoro, relativa ad Enel ed Eni. Controparte dell’operazione, l’immancabile dea ex machina Cassa Depositi e Prestiti, a cui pare che Renzi abbia chiesto anche il famoso trenino elettrico di cui parliamo da tempo. Ma non tutto quadra, in questo “piano B”.

Scrive De Rosa:

E tra le ipotesi all’esame di Via XX Settembre, titolare del 31,2% dell’Enel e del 30% dell’Eni (il 3,9% diretto e il 26,4% tramite la Cdp), ci sarebbe anche quella di cedere i pacchetti direttamente alla Cdp, che ha in pancia liquidità in abbondanza. E il passaggio potrebbe avvenire non con il trasferimento diretto delle azioni ma attraverso la vendita di un bond convertibile, con sottostante i pacchetti dei due gruppi controllati dal ministero dell’Economia, il quale incasserebbe liquidità, continuando a ricevere i dividendi, in cambio di un rendimento alla Cdp. E avrebbe inoltre tutto il tempo per decidere come sistemare la quota

L’idea non ci è del tutto chiara. Intanto, l’emissione di una obbligazione convertibile da parte del Tesoro risulterebbe debito pubblico a tutti gli effetti, ed andrebbe quindi a peggiorare il quoziente che la Ue ci chiede invece con sempre maggiore insistenza di ridurre. L’operazione avrebbe, sul piano finanziario, un differenziale positivo per il Tesoro, visto che una obbligazione convertibile ha di solito una cedola inferiore a quella di mercato, in questo caso al costo del debito pubblico, e che il dividend yield di Eni ed Enel è superiore al costo medio del debito pubblico. Ma perché enfatizzare l’incasso di liquidità, con tali e tante controindicazioni, visto che il Tesoro non ha (almeno così pare) al momento problemi di liquidità?

E perché procedere con una operazione-ponte del genere, che peraltro peggiorerebbe immediatamente il debito-Pil, anziché effettuare subito la vendita a CDP? La spiegazione del’articolista (il Tesoro “avrebbe tutto il tempo per decidere come sistemare la quota”) non ci è chiara: o meglio, ci è chiara nel senso che CDP prenderebbe in carico il pacchetto in attesa di trovare compratori “veri”, ma perché non farlo subito? Questo in astratto, ovviamente: a chi scrive, l’idea di cedere integralmente Eni ed Enel continua a non convincere. E se invece parliamo del canonico 3% di ognuna, un collocamento a mezzo di accelerated bookbuilding risolverebbe in poche ore.

Diciamo quindi che, se questo è il “piano B”, forse conviene passare direttamente al C, e successivi, in caso. Sperando siano un filo più razionali. Perché al momento, grande è il casino sotto il cielo del governo, c’è un discreto frastuono di proposte risolutrici provenienti da ogni dove, e non ci si allontana troppo dal noto capitolo della “ingegneria finanziaria per disperati”.

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