Macromonitor – 13/7/2014

Settimana di correzioni per gli attivi rischiosi, innescate (anche) dai problemi del gruppo di controllo della portoghese Banco Espirito Santo. Gli investitori attendono una motivazione (o un alibi) per avviare una correzione, dopo i rialzi ininterrotti e senza volatilità degli ultimi mesi.

Anche il tema della crescita debole può rappresentare un catalizzatore per la correzione, vista la costante di previsioni destinate ad essere frustrate dai consuntivi. Anche quest’anno non fa eccezione, con una crescita globale che nel primo semestre ha segnato un esile +1,6% annualizzato, a fronte di stime di consenso pressoché plebiscitario che continuano a situarsi intorno al 3%. Una crescita globale che si ponga su livelli permanentemente inferiori al 3% implica, evidentemente, che tutti gli attivi rischiosi debbano essere riprezzati al ribasso. Questa costante di previsioni di crescita che vengono ormai sistematicamente sconfessate dai dati deve quindi essere indagata.

Le motivazioni possono risiedere dal versante della domanda o da quello dell’offerta. Nel primo caso si tratterebbe degli effetti depressivi della prosecuzione nella riduzione di indebitamento pubblico e privato. Questa dinamica tende ad essere assimilata a quella del Giappone negli ultimi vent’anni circa, e che ha prodotto esiti di mercato azionario depresso, con eccezione di alcune fasi di euforia da riforme vere o presunte. Al netto delle similitudini, la persistente riduzione dell’indebitamento rende la politica monetaria scarsamente efficace, richiedendo soprattutto misure fiscali di sostegno alla domanda e riforme dal lato dell’offerta. Nel contesto attuale, l’ulteriore flessione della crescita implicherebbe il rinvio dei rialzi dei tassi ufficiali, l’ulteriore flessione dei rendimenti obbligazionari, la ricerca di rendimento (con relativa assunzione di ulteriore rischio), anche sui mercati azionari, con la ricerca di reddito. L’attuale debolezza della crescita, oltre che alla domanda, può essere imputata all’offerta, ad esempio a bassa crescita della produttività, che abbassa il potenziale di crescita. In questa ipotesi non si rischierebbe la deflazione, visto che la riduzione della crescita potenziale ridurrebbe l’output gap. L’effetto dominante di una simile situazione sarebbe la riduzione del tasso d’interesse reale d’equilibrio (e quindi anche del ritorno sugli investimenti), che contribuirebbe a tenere bassi anche i tassi nominali ufficiali.

Sul mercato dei titoli di stato, la settimana ha visto un rally dei paesi core (Stati Uniti, Regno Unito, Germania), in conseguenza della fase di avversione al rischio e ricerca della qualità indotte sia da dati macro deludenti che dall’episodio delle difficoltà finanziarie della controllante della portoghese Banco Espirito Santo. I deludenti (in modo generalizzato) dati di produzione industriale di maggio, che al momento vengono in prevalenza interpretati come effetto di numerosi ponti festivi nel mese, stanno inducendo molti analisti a ridimensionare le stime di crescita dell’Eurozona del secondo trimestre, mentre quelle per il resto dell’anno e per il 2015 restano largamente invariate ed in accelerazione, anche per supporto della Bce ed allentamento comunque atteso nella posizione fiscale.

Sui mercati azionari, la settimana ha visto una correzione dei mercati sviluppati, dell’ordine di circa un punto e mezzo percentuale, ed una sostanziale stabilità per i paesi emergenti. I paesi sviluppati vedono, come detto, una serie di revisioni al ribasso della crescita del secondo trimestre, che coinvolgono Eurozona, Stati Uniti e Giappone. I paesi emergenti, per contro, vedono una generale stabilizzazione/miglioramento degli indicatori di crescita prospettica ed un aumento dei flussi di portafoglio. In Eurozona, il movimento di avversione al rischio ha colpito in modo significativo le banche, sulle quali già grava un sentiment non positivo derivante dall’incertezza sulle recenti litigation con i governi.

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