Macromonitor – 7/9/2014

La Bce taglia ancora, per contrastare il rischio deflazione, ed annuncia per ottobre acquisti di titoli di debito del settore privato non finanziario. Nuovi rialzi per i mercati azionari globali, dati macro robusti per gli Stati Uniti, con l’eccezione di quello sull’occupazione.

L’azione della Bce ha indotto un nuovo calo dell’euro, solo in parte temperato dalla lieve ripresa successiva alla pubblicazione del rapporto sull’occupazione statunitense in agosto. Comincia tuttavia a farsi strada la percezione che la Bce possa replicare almeno in parte la strategia di fuoriuscita dalla deflazione della Bank of Japan, almeno per quanto riguarda il deprezzamento del cambio.

Negli Stati Uniti prosegue il dibattito sui tempi del processo di normalizzazione della politica monetaria e sull’impatto che tale processo eserciterà sui mercati. Non è possibile prendere ad esempio quanto accaduto in passato, viste le condizioni del tutto differenti della situazione attuale, in termini di crescita ed inflazione, oltre che di durata della fase espansiva di politica monetaria. Storicamente, l’inizio di un processo di rialzo dei tassi da parte della Fed tende a portare con sé un aumento dei rendimenti lungo la curva, più accentuato sulla parte intermedia, la prosecuzione dei rialzi azionari, il buon andamento delle obbligazioni societarie ed un deprezzamento del dollaro.

Nella situazione attuale questi effetti potrebbero non riprodursi, in un contesto di ripresa storicamente tra le più deboli. Gli esiti dipenderanno dalle motivazioni del rialzo dei tassi, cioè se indotto da crescita o da inflazione, e da quanto la Fed procederà all’aumento, oltre che da entità e concentrazione temporale dei rialzi. Al momento, il consenso degli economisti è per rialzi superiori a quelli prezzati dalla curva dei rendimenti, e con il catalizzatore dei rialzi fornito dalla conferma di una crescita superiore alla velocità di crociera del 3%. E’ evidente che un rialzo dei tassi eccedente quanto scontato dai mercati sarebbe dannoso per gli attivi rischiosi. Il mercato probabilmente tiene in considerazione il fatto che le previsioni ufficiali di crescita, negli ultimi anni, sono state sistematicamente disattese dalla realtà.

Sul mercato dei titoli di stato, la Bce ha tagliato di 10 centesimi il tasso principale di rifinanziamento e quello sui depositi, ora negativo per lo 0,2%. Draghi ha annunciato l’avvio degli acquisti di covered bond e cartolarizzazioni (Abs), a ottobre, ed ha inoltre suggerito che obiettivo operativo dell’istituto di Francoforte è riportare la dimensione del bilancio della Bce ai livelli del 2012, circostanza che implica un aumento di 1.000 miliardi di euro, il 50%, dai livelli attuali. L’azione sarebbe quindi molto vigorosa, dato che le stime di consenso ipotizzano operazioni TLTRO per circa 400-500 miliardi di euro. Più in generale, tali annunci sono destinati a privilegiare il carry sulla periferia dell’Eurozona, riducendo ulteriormente gli spread contro Bund.

Sui mercati azionari, recupero di Eurozona e Giappone, nel primo caso grazie all’annuncio di Draghi. Il mercato europeo, tuttavia, continua a misurarsi con difficoltà legate ad una crescita economica esangue, con una deludente progressione degli utili e con le elevate tensioni geopolitiche legate alla situazione ucraina. Il Giappone gode al momento delle ipotesi di riallocazione strategica verso la componente azionaria dell’enorme fondo pensione del paese, mentre persiste l’incertezza legata alla imminente decisione dell’esecutivo se dare corso al nuovo aumento dell’imposta sulle vendite, che dal prossimo primo aprile dovrebbe passare dall’attuale 8 al 10%.

Sul mercato dei cambi, il dollaro ha proseguito il proprio rafforzamento a inizio settimana, facendo invece segnare un ritracciamento sulla pubblicazione del dato di occupazione statunitense di agosto. Il programma di acquisti della Bce, con il target suggerito da Draghi, è destinato a mantenere la pressione ribassista sull’euro.

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