Macromonitor – 21/9/2014

Nuovi massimi storici assoluti per l’azionario statunitense e pluriennali per quello europeo. Lieve rialzo per rendimenti obbligazionari e dollaro, continua la debolezza delle materie prime. Superati senza danni i due grandi eventi della settimana, il referendum scozzese e la riunione della Fed.

Il FOMC ha alzato le proprie aspettative sull’andamento dei tassi ufficiali (l’ormai famoso grafico a dispersione di punti) ed ha mantenuto l’espressione “considerevole tempo” per il mantenimento del livello dei tassi ufficiali, anche se Janet Yellen, in conferenza stampa, ha di fatto svuotato il significato pratico di questo linguaggio, precisando che si tratta comunque di situazioni dipendenti dal flusso dei dati economici.

Pur considerando la dispersione delle previsioni sui tassi da parte dei singoli membri del FOMC, i mercati continuano ad esprimere tassi forward inferiori alle previsioni ufficiali, scontando il fatto che troppo spesso le previsioni di crescita sono state eccessivamente ottimistiche. Gli ultimi dati statunitensi sembrano finalmente annunciare l’ingresso del paese in una fase di espansione autentica, con crescita superiore alla velocità di crociera del 3%. Pur ammettendo che gli Stati Uniti esercitano un impatto rilevante sull’economia mondiale, non si deve tuttavia ignorare il fatto che in molte aree del pianeta la crescita continua ad essere molto debole, con andamento cedente dei prezzi.

Sul mercato dei titoli di stato, l’esito del meeting della Fed è consistito in un bilanciamento delle posizioni ma complessivamente con lieve propensione per una posizione complessivamente più restrittiva, pur se sempre dipendente dai dati pubblicati. Come segnalato, la previsione sui tassi ufficiali vede un innalzamento di livello ed un andamento più ripido della progressione dei rialzi, pur se spinto più in là nel tempo: per il 2015 ora la previsione mediana sui Fed Funds è cresciuta di 25 punti base e quella per il 2016 di 38 punti base. In Eurozona, la prima assegnazione dei fondi TLTRO da parte della Bce è stata piuttosto deludente, avendo erogato solo 83 miliardi contro attese mediane per 150 miliardi. La Bce annuncerà il prossimo 2 ottobre i dettagli operativi dei propri acquisti di covered bond e Abs, mentre la seconda asta TLTRO è prevista per l’11 dicembre. Nel complesso, queste dinamiche sui due lati dell’Atlantico confermano la divergenza di politica monetaria tra Stati Uniti ed Eurozona

I mercati azionari hanno recuperato in settimana, guidati da quelli dei paesi sviluppati, con l’indice S&P che ha toccato il nuovo massimo storico assoluto. I mercati emergenti hanno proseguito la propria sottoperformance, causata dalla pressione rialzista sui rendimenti denominati in dollari e dal conseguente rafforzamento del biglietto verde. Il Giappone è sinora risultato il miglior mercato azionario da inizio mese in valuta locale, grazie alla nuova fase di deprezzamento dello yen, che induce continue revisioni al rialzo degli utili per le società giapponesi.

Sul mercato dei cambi è proseguito il movimento di rafforzamento del dollaro contro praticamente tutte le valute anche se, secondo alcuni osservatori, ora saremmo entrati in un ambito di rivalutazione eccessiva nel breve periodo e troppo rapida rispetto ai fondamentali ed alle previsioni.

In settimana, materie prime pressoché invariate, con un rimbalzo del petrolio controbilanciato da debolezza di metalli base e prezzi agricoli. La presa di posizione dell’Opec circa potenziali tagli di produzione per sostenere i prezzi del greggio e la chiusura di un grande campo petrolifero libico da 250.000 barili al giorno hanno arrestato il continuo scivolamento delle quotazioni del greggio e indotto un lieve recupero. Notizie di nuova debolezza congiunturale cinese, che potrebbe tradursi anche in revisione al ribasso del Pil, hanno penalizzato i prezzi dei metalli base.

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