Il settimanale – 20/9/2014

  • Questa è stata la settimana in cui Matteo Renzi ha appreso che la congiuntura italiana è in drammatico peggioramento e che siamo un paese di antiche tradizioni. Per ora niente ripartenza, quindi, ma forse riusciamo a portare a casa il botto;
  • Presentato alle Camere il programma dei mille giorni: in attesa di capire che fare da grandi, e che in Eurozona non tutti vanno male allo stesso modo, Renzi punta tutto sul Jobs Act, e sulla eliminazione dell’articolo 18. O meglio, di quello che ne è rimasto dopo la riforma Fornero;
  • Intanto, i conti della legge di Stabilità 2015 rischiano di non tornare, e non solo per la recessione. Il rischio di farli quadrare con nuove imposte è sempre più alto;
  • E’ comunque confortante poter contare su un ministro dell’Economia così olimpico; e su un imprenditore-manager-finanziere così dadaista;
  • Il danno alla memoria di breve termine, in Italia, non appartiene solo agli elettori ma anche agli eletti;
  • Voi pensate che lo stallo del parlamento a nominare due giudici costituzionali sia uno scandalo? Perché forse non sapete quello che accadrà dopo;
  • Nel frattempo, in Argentina, si stampa all’impazzata, e la resa dei conti è sempre più vicina;
  • Sapevate che il debito pubblico francese è ampiamente in mano a non residenti?
  • Archiviata la nostra grande invidia, ora nel Regno Unito inizia la parte più difficile: evitare che devolution faccia rima con dissolution;

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