Macromonitor – 26/10/2014

Rimbalzo dell’azionario e forte riduzione degli spread sull’obbligazionario High Yield, anche grazie a notizie positive su utili e dati economici. Materie prime e rendimenti obbligazionari poco variati.

L’andamento di questa ripresa dei corsi azionari sembra quindi confermare la natura soprattutto tecnica della precedente correzione ma costringe comunque a riflettere su dove si trovano i mercati, giunti ormai nella fase finale di un anno che si era aperto con un consenso pressoché plebiscitario per uno scenario di ripresa robusta e sostenuta, con tassi d’interesse in aumento e crescita robusta dell’azionario. Ad oggi è accaduto il contrario, con indici azionari poco mossi (in rosso in Eurozona) e rendimenti obbligazionari cedenti, a conferma che i mercati temono ricadute recessive ed anche pressioni deflazionistiche che finirebbero col danneggiare i margini di profitto. L’altra grande fonte di incertezza, già emersa quest’anno e che tornerà a manifestarsi il prossimo, è relativa ancora alla tempistica ed alla magnitudine dei rialzi dei tassi da parte della Fed. I mercati continuano infatti a prezzare un sentiero di rialzi molto più blando di quanto previsto dal consenso degli economisti e dal diagramma per punti della stessa Fed, e potrebbero quindi essere spiazzati da aumenti in sequenza rapida.

Sui mercati dei titoli di stato, i paesi sviluppati hanno invertito solo in parte il rally delle ultime due settimane: i rendimenti sui decennali di Stati Uniti, Regno Unito e Germania questa settimana sono cresciuti di 3-6 punti base. In Eurozona, oltre a revisioni al ribasso delle stime di crescita per il quarto trimestre di quest’anno, cresce il consenso che la Bce annuncerà, nel proprio meeting di dicembre, anche l’acquisto di obbligazioni societarie, nel tentativo di trovare nuove munizioni (in aggiunta a covered bond e Abs) per aumentare la dimensione del proprio bilancio. Secondo alcuni osservatori, è anche possibile che nel meeting di novembre la Bce annunci modifiche al programma TLTRO per renderlo più attraente, ad esempio rimuovendo lo spread fisso di 10 punti base al costo dei finanziamenti.

Sui mercati azionari, il rally di questa settimana ha recuperato poco meno di metà delle perdite (pari a circa il 10%) verificatesi da metà settembre. La reporting season statunitense sta procedendo positivamente, con crescite degli utili per azione che sinora sono state di circa il 9%, a fronte di attese per l’intero indice S&P 500 di circa il 5%. Stesso andamento in Eurozona, dopo che circa un terzo delle aziende dell’indice hanno comunicato i propri utili. In Giappone, le aziende nell’indice Topix che hanno riportato sinora evidenziano una crescita percentuale in doppia cifra degli utili per azione.

Sui mercati delle obbligazioni societarie, la notizia della settimana è quella relativa alla possibilità che la Bce possa acquistare anche corporate bond. Secondo alcuni osservatori, dovrebbe trattarsi delle emissioni contenute negli indici di categoria, per esigenze di liquidità e trasparenza. Entro tali indici, è improbabile che la Bce possa giungere ad acquistare emissioni subordinate, che già oggi sono esclusi dalla stanziabilità a garanzia nelle operazioni di rifinanziamento con l’Eurotower. Queste specifiche portano quindi ad individuare, in prima approssimazione, una platea acquistabile di bond societari per circa 500 miliardi di euro di nominale. La Bce potrebbe acquistarne una percentuale del 10%, ed altrettanto potrebbe fare sulle nuove emissioni, portando quindi il totale annuo ad almeno 50 miliardi di euro.

Sul mercato dei cambi, l’attenuazione della forte volatilità della scorsa settimana ha consentito allo yen di tornare ad indebolirsi, ma non ha avuto praticamente impatto sulle valute di paesi produttori di materie prime. L’attesa è per il FOMC della prossima settimana, che potrebbe riconoscere l’esistenza di forze disinflazionistiche globali, e di conseguenza porre un freno al potenziale rialzista dei rendimenti sul dollaro.

Sui mercati delle materie prime, il petrolio appare essersi stabilizzato, con il Brent invariato nella settimana. Recupero dei metalli base su dati manifatturieri positivi per la Cina.

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