Macromonitor – 2/11/2014

Settimana positiva per gli attivi rischiosi chiusa con un forte rally azionario, agevolato dall’ulteriore espansione (a sorpresa) del bilancio della Bank of Japan e dalla nuova allocazione strategica del gigantesco fondo pensione giapponese, con maggiore investimento azionario, anche estero. Massimo storico assoluto per l’azionario statunitense. Materie prime pressoché ferme, dopo i recenti pesanti ribassi.

La riunione della Fed ha evidenziato toni apparentemente meno concilianti del previsto sul percorso di normalizzazione della politica monetaria, che sembrano confermare che il mercato non starebbe prezzando appieno i rialzi futuri. La manovra giapponese, che tanto ha galvanizzato i mercati azionari nella giornata di venerdì, prevede l’ulteriore aumento della base monetaria, attraverso acquisti della Bank of Japan per 80 trilioni di yen annui (circa 710 miliardi di dollari, al cambio corrente), concentrati su titoli di stato di scadenza lunga. Al contempo, il fondo pensioni governativo giapponese (GPIF) ha deciso una modifica della propria allocazione strategica, riducendo dal 60% al 35% gli investimenti in obbligazioni domestiche, a favore di azioni domestiche ed estere. Di fatto, la BoJ comprerà la parte di titoli di stato di cui il fondo pensione si libererà. In pratica, mentre la Fed evolve verso la progressiva riduzione di liquidità fornita al sistema, la BoJ e la Bce stanno aumentando la dimensione del proprio bilancio. Da questo equilibrio dinamico deriveranno le condizioni dei mercati rischiosi il prossimo anno. La forza del dollaro rischia tuttavia di retroagire sull’economia statunitense, frenandola. Il rischio è che gli Stati Uniti si trovino ad assorbire la carica deflattiva di Giappone ed Eurozona. In quel caso, la Fed potrebbe decidere di rinviare gli aumenti dei tassi ufficiali.

Sul mercato dei titoli di stato, la settimana appena trascorsa ha visto ulteriormente confermata la divergenza di politica monetaria tra le maggiori regioni economiche del pianeta. La Fed ha ufficializzato la conclusione dei propri acquisti in ottobre, con uno statement del FOMC che è apparso più aggressivo delle attese, ha rivisto in meglio la propria valutazione delle condizioni del mercato del lavoro, pur confermando la consapevolezza della debolezza del trend inflazionistico. La Bce è attesa a nuove misure per aumentare l’attrattività delle operazioni di TLTRO, tra cui si ritiene probabile la rimozionedal costo del finanziamento dello spread fisso di 10 punti base, un aumento dello stock di credito su cui calcolare il tetto delle richieste di fondi da parte delle banche commerciali e l’estensione della durata di ogni singola allocazione di fondi a 4 anni, in luogo della scadenza finale unica di settembre 2018. L’effetto congiunto di queste misure, e della posizione della Bce rispetto a quella della Fed nel ciclo di politica monetaria, supportano posizioni lunghe di duration in Eurozona, oltre al sovrappeso a favore dei periferici di quest’ultima.

I mercati azionari in settimana hanno messo a segno un ampio recupero, che ha annullato la maggior parte delle perdite accumulate nelle settimane precedenti. Questo recupero è stato aiutato da positivi risultati delle trimestrali, sia negli Stati Uniti che in Eurozona, e dalla azione congiunta della Bank of Japan e del fondo pensione pubblico giapponese GPIF. In quest’ultimo caso, l’aumento al 25% del peso dell’azionario estero libererà potenziale di acquisto sui mercati globali stimato in 90 miliardi di dollari, che è pari a quasi un terzo del passo annuale globale di acquisti azionari. Anche il potenziale di acquisti domestici è molto elevato, e questo potrebbe favorire un’espansione dei multipli sulle azioni giapponesi. Ulteriore supporto verrà dall’aumento degli acquisti (triplicati, pur partendo da livelli bassi) di Etf su indici azionari e fondi immobiliari.

Sul mercato delle obbligazioni societarie buona performance settimanale per i paesi emergenti, che ha colmato tutto l’allargamento della settimana scorsa, malgrado la persistente debolezza delle materie prime (anche indotta dalla forza del dollaro) e sviluppi geopolitici non positivi. Confermato il momento favorevole per il merito di credito degli emittenti finanziari, soprattutto europei, vista la continua riduzione del rapporto di indebitamento.

Sul mercato dei cambi, lo statement della Fed contrasta in modo eclatante sia con l’azione della banca centrale svedese, che ha azzerato i tassi ufficiali e introdotto una sorta di forward guidance spingendo al 2016 i primi rialzi attesi, sia soprattutto con l’enorme stimolo monetario della Bank of Japan e, indirettamente, del fondo pensione giapponese. Le previsioni sul cambio dollaro-yen stanno venendo riviste in ulteriore rialzo nel 2015. Ulteriore spinta rialzista del dollaro verrà probabilmente dalle prossime mosse della Bce.

In settimana, materie prime pressoché invariate, con forte ribasso dei metalli preziosi compensato da un recupero di metalli base ed agricoltura. I mercati del greggio attendono il vertice Opec di fine novembre, dopo la stabilizzazione delle ultime due settimane. Il rischio è che i produttori, concentrati sulla massimizzazione dei propri volumi, non accettino tagli concertati, nel tentativo di recuperare quote di mercato per puntellare i propri bilanci pubblici. L’assenza di un accordo su tagli di produzione potrebbe quindi innescare nuovi movimenti ribassisti delle quotazioni del greggio.

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