La realtà inganna

E’ bello vivere in un paese in cui i ministeri assumono atteggiamenti proattivi non tanto nella soluzione dei problemi quanto in un improbabile fact checking che di fatto li porta a rimproverare i sudditi di eccessive lamentazioni. Questa sembra essere la strategia di uno stralunato comunicato del Ministero dell’Economia e delle Finanze (per gli amici, MEF) di ieri.

In esso, si rimarca puntigliosamente che non è vero che il mese di dicembre è quello più oneroso in termini di drenaggio di risorse dei contribuenti. Infatti, come recita il comunicato,

«Tuttavia non si configura un picco particolarmente elevato di entrate tributarie: le entrate tributarie che affluiscono al bilancio dello Stato nel mese di dicembre rappresentano circa l’11% del totale annuo (nel mese di dicembre 2011 sono risultate pari all’11,3%, nel mese di dicembre 2012 sono state pari al 10,8%, nel mese di dicembre 2013, per effetto dello slittamento dei versamenti dell’IRES da novembre a dicembre, sono state pari al 15,8%)»

Capite, sudditi? Siamo ad una distribuzione di gettito che è all’incirca in linea con la ripartizione mensile del calendario, quindi di che vi lamentate? E soprattutto, pensate che lo scorso dicembre, il governo cattivone che ci ha preceduti ha massacrato il mese di dicembre facendo slittare i versamenti Ires di novembre. Sarebbe sin troppo facile ribattere che, con queste statistiche balzane, allora lo scorso anno il mese di novembre è stato particolarmente lieve, ma sembrerebbe di essere in un luogo a metà tra Alice nel Paese delle Meraviglie ed un manicomio, quindi meglio soprassedere.

E peraltro, badate che siamo in piena Era Semplificata:

«Peraltro la concentrazione in una stessa data della scadenza per il pagamento di più tributi è stata concepita dal legislatore al fine di semplificare le operazioni di pagamento da parte dei contribuenti»

Quindi, riepilogando: dicembre non ha concentrazione di pagamenti rispetto ai restanti mesi dell’anno, ma è parte integrante della Grande Semplificazione che consente ai sudditi di semplificare le operazioni di pagamento. Che poi, fa nulla che si paghi un F24 con una pletora di codici tributo, dietro ai quali ci sono norme, variazioni di norme, eccezioni, delibere comunali da cercare col bastoncino del rabdomante: alla fine, usate un solo F24, che diavolo volete di più dalla vita? Anzi, perché non correte a spendere in consumi per festeggiare questa buona notizia?

Questo è il nuovo corso dei Comunicatori del governo Renzi, quelli che hanno studiato all’Università Orwelliana, quelli che fanno campagne virali omettendo “dettagli” per finalità non particolarmente comprensibili, quelli che vi dicono che a dicembre non pagate più tasse di altri periodi e che comunque si tratta di semplificazione, almeno nell’atto di pagare. Dovete essere sereni, e credere. Il problema di questa aggressiva campagna di brainwashing è che spesso finisce col fare vittime anche tra gli stessi esponenti dell’esecutivo, che finiscono col credere proprio a tutto. Oggi è il caso del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega agli Affari europei, Sandro Gozi. Che, intervistato dal Corriere sulla preparazione del Consiglio europeo di giovedì, atto di chiusura dell’indimenticabile semestre italiano di presidenza della Ue, si entusiasma per il piano Juncker e per la svolta culturale che vi starebbe dietro:

«Mi sembra un inizio molto buono, si annunciano incentivi per i Paesi che fanno riforme strutturali, un riesame delle parti del patto di Stabilità che sono da migliorare. Juncker si sta concentrando sulle reali priorità. Si deve arrivare a una vera unione economica e dei bilanci, e questo passa anche per una proposta da parte della Commissione su come migliorare le norme»

Che c’entrino i cambiamenti delle “norme” con il piano Juncker, che peraltro non ha alcun incentivo “per i paesi che fanno riforme strutturali” (quali?), continua a sfuggirci. Occorre che qualcuno spieghi a Gozi che il piano Juncker non è nulla di tutto questo. Anzi, che proprio è nulla. Il problema di questa gente è che sono così abituati a sparare palle entro i confini nazionali, che quando ne escono continuano a vedere il loro magico mondo e si convincono che le cose stanno realmente in questi termini.

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